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Blog di Luca Mat
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Opinione





Per info salutebenessere2006@libero.it

LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO BLOG NON SOSTITUISCONO IN NESSUN MODO IL MEDICO A CUI COMPETE LA DIAGNOSI E LA TERAPIA


Mettersi a dieta è spesso una decisione sofferta perché tornano alla mente tutti i fallimenti dietetici precedenti e spesso si prova, si tenta, si inizia una dieta sperando che sia la volta buona e che sia l’ultima. Quella che ci farà dimagrire una volta per tutte. Così però non è, perché non lo è quasi mai quando si dimagrisce facendo una dieta rigida, quella cioè che ci impone uno schema fisso dal quale non bisogna assolutamente uscire.Schema rigido, regole ferree e desiderio di cibo proibito, mettono a dura prova la nostra volontà. Nasce così la voglia di trasgressione, si perde il controllo e si entra in una
fase di ’non dieta’ dove si ricomincia a mangiare o meglio a rimpinzarsi di cibo e, di cibo anche inutile. Si mangia senza controllo anche se ci si era ripromessi di non farlo più. Non ci si è riusciti e quindi ci si sente in colpa. L’esperienza dei sensi di colpa, ripetuta nel tempo, porta all’instaurarsi e al perpetuarsi di pensieri fallimentari, depressivi che spesso sono essi stessi causa di una eccessiva ricerca di cibo, che porta inevitabilmente ad un aumento di peso.Ecco allora che la dieta seguita dalla trasgressione porta ad un recupero di peso spesso maggiore dei chili persi.Aumento di peso che di per sè è grave, ma forse sono di gravità maggiore i danni che questo ulteriore fallimento crea a livello psicologico.Chi ha vissuto l’esperienza dei sensi di colpa sa bene come diventa sempre più difficile riprovare un’altra dieta. Nasce, allora, l’apparente accettazione del proprio aspetto fisico,dei propri detestabili chili di troppo; è questa apparente calma che nasconde travagli interiori e che porta all’appagamento del cibo, al mangiare senza controllo, alla non dieta. La non osservanza di nessuna regola ci fa vivere meglio perché solo così, se non esiste la regola, non può esserci la trasgressione. Ma trasgredire non solo non va evitato ma diventa utile.La trasgressione va prevista, controllata e contenuta, non evitata. Se posso trasgredire, la dieta diventa non più uno schema fisso fine a se stesso, ma uno
strumento finalizzato a modificare lo stile di vita.Il programma dimagrante che diventa anche e principalmente di mantenimento è dato dalla regola che prevede la trasgressione. Debbo cioè imparare a controllare l’assunzione di cibo e rapportarla solo alla fame vera e alla voglia di cibo.Il nostro corpo è in grado di comunicarci sia la fame come bisogno
generico di cibo/energia, che la voglia di cibo come ricerca di specifici nutrienti. La voglia di zuccheri nella donna è spesso un bisogno di triptofano utile per la sintesi di serotonina. Il calo di serotonina che si ha nel periodo premestruale spiega la voglia, a volte incontrollabile, di cibi dolci quali la cioccolata.Il programma alimentare che prevede dieta e
trasgressione apparentemente dà un dimagrimento di entità minore rispetto all’osservanza di una dieta da 800 calorie e ciò sicuramente avviene nelle prime settimane ma nel lungo periodo cioè dopo qualche mese, mentre la dieta da 800 calorie ha sì fatto perdere dei chili ma li ha fatti anche recuperare, il programma basato sul controllo alimentare avrà dato non solo una perdita di peso più o meno importante ma anche e principalmente una educazione alimentare e comportamentale.
Questo avrà modificato il nostro modo di pensare dietologico, che ci permetterà di non cadere nella trappola dei sensi di colpa che ci portano verso un’obesità psicogena cronica o peggio ancora verso l’anoressia e la bulimia dove il vomito acquista un significato liberatorio sia del cibo che di quello che rappresenta.Vanno evitati dunque tutti i metodi dimagranti che tendono a colpevolizzare chi -suo malgrado- non riesce a stare a dieta, va cercato viceversa chi può aiutarci ad acquisire un modo di pensare dietologico corretto che è fatto di conoscenze vere, scientifiche rapportate sempre e solo alle proprie esigenze metaboliche.Solo un nutrizionista esperto può insegnarci a soddisfarle per sempre, perché solo così, potremo diventare magri e continuare ad esserlo fin quando ci andrà.Il nostro programma: oltre la dieta>> Sensi di colpa




Se si mangia di più di quello che bruciamo, l’eccesso viene assimilato dal nostro corpo come grasso. Oggi si mangiano troppi grassi, zuccheri, amidi e non abbastanza proteine ( metto acqua invece di benzina nella macchina), in più ci si muove molto di meno , ascensori, scale mobili, si va sempre in macchina, la vita è molto più sedentaria di una volta. Questi fattori aiutano a prendere peso e in molti casi portano all’obesità che ha come conseguenza disturbi come la cardiopatia, ipertensione e diabete. Basti pensare che 7 visite mediche su 10 sono da ricollegare a problemi derivanti dalla cattiva nutrizione.
Per perdere grasso si deve ridurre la quantità di cibo e quindi controllare la fame. Le proteine svolgono questo compito, e sono importanti per i muscoli, le unghie, i capelli, ci sentiremo meglio e avremo più energia.

Il problema dell'obesità e' un problema molte volte sottovalutato Io e molti dei miei conoscenti abbiamo risolto questo problema affidandoci all'uso di integratori alimentari, se sei scettico/a continua la lettura di questo blog troverai molte informazioni utili per star bene, non ti sto' proponendo nulla, ma solo di cambiare il tuo stile di vita.....
Troverai articoli che trattano il problema della cattiva alimentazione e dei problemi annessi ad essa.

Herbalife International nasce nel febbraio del 1980 a Los Angeles e da subito lo sviluppo economico è legato al passaparola dei primi clienti sulla bontà dei prodotti. Nel 1° anno di attività addirittura fattura oltre 2 milioni di dollari e comincia la sua espansione negli Stati Uniti.
Già dopo 5 anni diventa una multinazionale e dal 1992 al 1993 (anni di forte recessione mondiale) passa da 400 a 700 milioni di dollari di fatturato.

Dal 1994 ad oggi Herbalife Int. passa da 14 a ben 63 nazioni in cui è presente e nel 2004 raggiunge il fatturato di oltre 2,1 miliardi di dollari. Herbalife Italia si consolida al primo posto in Europa e nei primi posti al mondo mondo per fatturato. Ha due sedi principali, a Roma e a Milano.

E' stimato che ci siano nel mondo oltre 35 milioni di consumatori dei prodotti Herbalife, che si appoggiano ad una rete di oltre 750.000 distributori indipendenti.
I piani di sviluppo dell'azienda e la partnership con due colossi finanziari come la Golden Gate Capital e la Whitney le consentono di ambire al traguardo dei 5 miliardi di dollari di fatturato da raggiungere nei prossimi 5 anni.

Herbalife opera a livello internazionale oramai da 25 anni e questo rappresenta una garanzia per il consumatore. Il successo dei prodotti emerse fin dai primi mesi di vita dell'azienda, e seppure da allora di strada se ne sia fatta parecchia, la filosofia commerciale non cambia: distribuire i prodotti tramite la promozione dei risultati dei consumatori, e non tramite la pubblicità martellante nei mass-media. Uno staff medico-scientifico internazionale di grande rilievo, ne garantisce gli elevatissimi standard qualitativi.

Herbalife è membro della Federazione Mondiale (WFDSA) ed Europea (FEDSA) delle Associazioni di Vendita Diretta e dell' Associazione Nazionale Vendite Dirette Servizio Consumatori (AVEDISCO).
La WFDSA e la FEDSA sono le Federazioni che raggruppano, rispettivamante a livello Mondiale ed Europeo, le singole Associazioni Nazionali di Vendita Diretta, cui AVEDISCO aderisce in qualità di Associazione Nazionale per l'Italia.

In qualità di membro della WFDSA, della FEDSA, e dell' AVEDISCO, Herbalife International ed Herbalife Italia SpA sono impegnate a preservare la legalità e l'eticità della propria attività, attraverso il più totale rispetto delle vigenti normative nazionali, nonchè attraverso l'osservanza dei rigorosi principi di pratica commerciale stabiliti in materia di tutela dei Consumatori. L'azienda partecipa alla creazione degli standards WFDSA e FEDSA per il nostro settore di attività.

I prodotti Herbalife sono sinonimo di qualità perché:

Sono elaborati da un comitato scientifico di fama internazionale
Sono commercializzati dal 1980, attualmente in 63 Nazioni
Sono garantiti dalla formula 100% (soddisfatti o rimborsati)
Milioni di persone li consumano abitualmente in tutto il mondo
Non contengono OGM
Non hanno controindicazioni se assunti con altri alimenti.


Ho letto molte opinioni sballate sulla catena di prodotti Herbalife, dettate principalmente dal fatto che si è avuta la sfortuna di incontrare distributori poco seri o di aver dato credito a qualche "leggenda" che circola su Herbalife.

Quel che posso dire è che conosco *di persona* e quindi non attraverso "pubblicità" e "depliants" molti che hanno ottenuto indubbi e visibili benefici da questi prodotti nutrizionali e che anche sforzandomi, io che sono uno scettico ed un disincantato e non credo a nulla finché non l'ho toccato con mano, non sono riuscito a riscontrare controindicazioni o effetti collaterali, sempre che il prodotto sia usato CORRETTAMENTE. Vorrei quindi chiarire alcuni punti:

1) Herbalife è CIBO, semplicemente questo. Non è né una linea di prodotti miracolosi che guariscono malattie né un "misterioso intruglio" come qualcuno definisce il pasto in polvere che fa da base alla dieta Herbalife. Chiunque vi prometta miracoli e guarigioni dai più disparati malanni vi sta ingannando: passate ad un altro distributore. D'altronde, chi cerca di convincervi che i prodotti "non sono sicuri" o che contengono "strane sostanze" è altrettanto in malafede o disinformato: basta girare il barattolo per leggere cosa c'è dentro, cosa che dev'essere dichirata, per intero, per legge.

2) Herbalife si basa sulla semplicissima conoscenza che noi siamo quello che mangiamo. Che un'alimentazione che tenga in forma il nostro organismo dev'essere bilanciata, moderata e deve comprendere *tutte* le sostanze di cui il nostro organismo ha bisogno.
Questa semplice affermazione vi potrà essere confermata da qualsiasi medico, e ci sono ricerche mediche ufficiali (oltre al nostro stesso buon senso) che dichiarono che più del 50% delle patologie è causato da una scorretta alimentazione (e scorretta può voler dire che si mangia troppo, che si mangia troppo poco, che si mangia troppo di qualcosa e troppo poco di qualcos'altro, e così via...). Herbalife cerca semplicemente di fornire l'adeguata porzione di ciascun nutriente senza farne mancare alcuno dalla dieta.

3) Sebbene sia nato e sia tutt'oggi dichiarato un metodo per "perdere peso", è esperienza diffusa fra tutti coloro che lo usano correttamente che Herbalife ha ricadute positive su moltissimi altri aspetti della salute psico-fisica. Anche qui, è inutile e stupido parlare di supposti "effetti miracolosi", l'effetto è semplicemente quello che ha sull'organismo la dieta sana, bilanciata e completa che i prodotti (tutti naturali, tutti controllati, tutti legali, tutti sicuri) forniscono. Ovviamente, Herbalife non può dichiarare che i suoi prodotti servono a guarire questa o quella malattia, ciò è illegale. E inoltre invita esplicitamente chi fa uso di farmaci a continuare, nelle stesse dosi e modalità, l'assunzione di tali farmaci. QUINDI: Herbalife non si propone assolutamente come una "medicina". I vantaggi riscontrati sono semplicemente il risultato della buona alimentazione, e chi potrebbe mettere in dubbio che la buona alimentazione contribuisce in modo determinante alla buona salute? Diffidate dunque di chi vi racconta che Herbalife "guarisce" questo o quello: basta che vi limitiate a pensare che *moltissimi* disturbi sono legati alla cattiva alimentazione, e *moltissime* gravi malattie altro non sono che l'effetto a lungo termine del maltrattamento a cui sottoponiamo il nostro corpo con fritti, grassi, zuccheri in eccesso, fumo, alcohol e così via.

4) Herbalife non promette a nessuno dimagrimenti spettacolari e duraturi nel giro di pochissimo tempo: come ogni dieta, richiede impegno. Quindi chi vi parla di una "passeggiata" e di "effetti immediati" sta, ancora una volta, cercando di ingannarvi. E' onesto il distributore che vi dice: primo, che la dieta dev'essere protratta per qualche mese per ottenere, consolidare e stabilizzare i risultati; secondo, che Herbalife non cambia il vostro metabolismo e che quindi, per mantenere nel tempo i risultati, è bene continuare ad usare il programma Herbalife; terzo, che la sostituzione di un pasto con Herbalife non significa assolutamente che poi possiate permettervi di stramangiare negli altri pasti; quarto, che occorrono rigore e costanza specie nelle prime settimane prima di gettare la spugna e che il distributore vi seguirà, chiamandovi telefonicamente e facendo visita a casa per vedere come va, prendervi le misure eccetera. Le persone che ottengono risultati duraturi con Herbalife, guarda caso, sono proprio coloro che hanno saputo "resistere alle tentazioni" nelle prime settimane e a cui nessuno ha raccontato che avrebbero perso 30 kili in due settimane.

5) Il senso dell'assunzione di questi nutrienti, di questo CIBO, sta semplicemente nella considerazione che una dieta esclusivamente "privativa", fatta di rinunce a tutto per qualche settimana, non fa che produrre un risultato effimero (molto spesso il peso sarà ripreso interamente e perfino superato non appena si inizierà a mangiare come prima) e in più debilita l'organismo, perché assieme alle sostanze che si vogliono eliminare in quanto dannose o ingrassanti, ci si priva anche di nutrienti fondamentali, di una quantità sufficiente di vitamine, proteine, sali minerali che non può essere ritrovata in una carota ed in una foglia d'insalata a pranzo e uno yoghurt per cena. Queste pratiche, queste "diete fai da te" non hanno altro effetto che quello di deprimere per la loro efficacia transitoria e fasulla. Herbalife non fa che fornire tutti gli elementi necessari, in quantità adeguata, affinché l'organismo continui a ricevere ciò che gli serve per mantenersi in forma anche durante un regime alimentare controllato.

6) Herbalife, se usato correttamente e con costanza, FUNZIONA. Non c'è una sola persona di mia conoscenza che abbia usato il prodotto con giudizio e seguendo attentamente le indicazioni di buoni distributori che non abbia ottenuto risultati, anche molto importanti. Chi liquida il prodotto con frasi del tipo: "L'ho provato, è una bufala" - "Ah, Herbalife? Tsk, non funziona per niente, è tutta una balla" - "Quegli intrugli? Non servono a nulla, spendi solo soldi inutilmente" e simili hanno semplicemente usato in modo sbagliato il prodotto, magari non per colpa loro ma per colpa di distributori incapaci. Fidatevi di distributori che vi fanno CONOSCERE di persona coloro che usano *da tempo* il prodotto e che possono esibirvi risultati seri, informarvi su come li hanno ottenuti e redarguirvi sulla necessità di essere costanti. Vedere fotografie di sconosciuti e sospettare che siano fotomontaggi è semplicemente inutile o dannoso. Vogliate conoscere e farvi raccontare dal vivo le storie di chi ha usato correttamente i prodotti.

7) Herbalife si basa su un team scientifico di livello altissimo (che comprende un premio Nobel per la medicina e molti altri medici e nutrizionisti, fra cui la più famosa nutrizionista sportiva d'America) e non c'è nulla di artigianale o d'improvvisato nelle formule che propone. I prodotti (sentito direttamente da un neolaureato in scienze dell'alimentazione) sono di grande qualità e solo per questo motivo hanno potuto diffondersi da più di vent'anni in moltissimi Paesi superando ogni controllo dei Ministeri della Sanità. Anche qui, chi vaneggia di "prodotti poco sicuri" o "dall'efficacia non testata scientificamente" non sa di cosa sta parlando.

8) C'è una domanda, nel form per le opinioni, che dice "Lo consiglieresti ai tuoi amici?". Beh, la reazione naturale di chi ha usato correttamente il prodotto e ne ha tratto beneficio è proprio quella di consigliarlo agli amici. Posso parlare per quel che ho visto: l'esperienza mia, di stretti parenti e conoscenti è stata positiva. Tutti coloro che volevano perdere peso l'hanno perso. Tutti hanno avuto effetti positivi anche d'altro genere, per esempio io ho scritto da tempo la parola fine su mal di testa frequenti e prolungati che mi colpivano, un mio parente ha eliminato un problema alla pelle, una mia conoscente una gastrite. ATTENZIONE: questi effetti non sono fra quelli previsti e dichiarati da Herbalife. Saranno tutte strane coincidenze, o più probabilmente ricadute ovvie e per nulla miracolose di un'alimentazione completa e bilanciata.


 

Grande oppurtunità per guadagnare
Usi i prodotti Herbalife? Vorresti pagarli con lo sconto, direttamente dall'azienda, dal 25% al 50%?
Si puo' ................................E il guadagno? Semplice se conoscete altre persone che usano i prodotti li potete vendere, in modo del tutto lecito..........con guadagni molto elevati. Studenti, casalinghe, pensionati, come secondo lavoro.....un ottimo secondo lavoro.....................

Vuoi acquistare i prodotti Herbalife con lo sconto del 25%?
Questo e' quello che e' successo a me quando sono stato contattato....

Io: Ho visto che VOI mi date l’occasione di acquistare i prodotti Herbalife con lo sconto del – 25% .Vorrei avere la conferma visto che tutti i siti da me visitati riportano un prezzo al pubblico consigliato dall’azienda ed uguale per tutti?

Sponsor: Si, è possibile acquistare al –25%.
In pratica la mettiamo in contatto con Herbalife Italia (si chiama sponsorizzazione) offrendo a LEI l’opportunità di comprare direttamente dall’azienda con un primo sconto permanente.

IO: Mi scusi ma non capisco. Se è vero che i prezzi di vendita al pubblico dei prodotti sono uguali per tutti i clienti e se per scelta aziendale non esistono altri canali oltre voi per effettuare gli acquisti, perché mi offre questo vantaggio?

Sponsor: L’azienda consente ai clienti che ne fanno richiesta (non è un obbligo) di diventare “distributori”. Acquistando un kit contenente un programma Quickstart (F1+F2+F3+ Multifibre ) ed un codice, unitamente ad altre informazioni sui prodotti, al costo di 115 €. lei ottiene la facoltà di effettuare i successivi acquisti ad un prezzo scontato già del 25 %. Questa “presentazione” per me non comporta nessuna remunerazione.

IO: Che vantaggio avete allora a presentare i clienti?

Sponsor: Se è vero che segnalando questa opportunità azzeriamo il guadagno della mancata vendita iniziale, di fatto la fidelizziamo alla ns. struttura in caso di eventuali acquisti futuri

IO: In pratica dopo avermi “presentato”all’azienda siete VOI che mi fate lo “sconto” del –25% riducendo il vs. margine di guadagno?

Sponsor: Esatto. Noi preferiamo ridurre i ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti permettendo a LEI ed a tutti gli interessati di entrare a fare parte della nostra organizzazione. Qualora i suoi eventuali acquisti futuri lo rendessero possibile (dipende dai volumi), le indicheremo inoltre come incrementare la % di sconto
arrivando addirittura al –42%. Se poi le accadrà quello che è successo a tanti di noi, ovvero gli strabilianti risultati faranno sì che molti amici, colleghi o semplici conoscenti le chiederanno come fare per ottenere gli stessi risultati e di conseguenza dove acquistare i prodotti, le indicheremo come ricevere una ricompensa in €uro per il semplice fatto di aver anche lei presentato delle persone interessate.

IO: Mi date la possibilità di essere un normalissimo cliente (incaricato alle vendite con sconto del -25%) che acquista i prodotti per uso personale, ma qualora lo volesse senza nessun impegno ed obbligo potrebbe arrotondare lo stipendio derivante da un’altra attività, per il semplice fatto di parlare dei risultati ottenuti con l’utilizzo dei prodotti?

Sponsor: Si. Molti di noi hanno iniziato così, ma poi quando i risultati hanno superato le aspettative e gli introiti sono stati soddisfacenti ,alcuni si sono dedicati a tempo pieno a svolgere l’attività di incaricato divenendo distributore indipendente.

Io: Ma comporta degli obblighi fiscali questo tipo di remunerazione?

Sponsor: No. La legge fino al raggiungimento di circa 6.410 €uro annui pari a circa la metà di uno stipendio di un impiegato statale di fatto la esenta da qualunque obbligo fiscale. Al superamento di detta soglia l’azienda stessa penserà ai dovuti versamenti diventando per noi sostituto di imposta e come un qualunque cittadino dovrà riportarle in dichiarazione.

Io: Mi ha convinto! Quali sono i passaggi da seguire?

Sponsor: Deve effettuare un bonifico di 115 € nelle modalità che le andremo a precisare con il quale acquisterà il KIT IBP ovvero il Quickstart (F1+F2+F3+ Multifibre) unitamente a tutta una serie di brochure su come è strutturato il piano di marketing dell’azienda. Le invieremo copia della richiesta di nomina per diventare incaricato alle vendite Herbalife che lei dopo aver compilato e firmato ci restituirà unitamente a n° 3 foto formato tessera. Insieme riceverà un codice identificativo che le permetterà di acquistare al telefono comodamente da casa direttamente con un operatore Herbalife alle condizioni stabilite. Se lo desidera la nomina di incaricato la mette da subito in condizione di ricevere dei compensi per il suo “passaparola”.

IO: A chi non piacerebbe arrotondare lo stipendio, ma a quante persone dovrei “segnalare” i vantaggi che si hanno con l’uso di questi prodotti per vedermi riconoscere dei guadagni interessanti?

Sponsor: Non molti, anzi alla portata di chiunque. Mediamente sono sufficienti pochi consumatori mensili per avere un ritorno netto di diverse centinaia di €uro *

IO: In quel caso, se avessi bisogno di aiuto o di assistenza a chi mi posso rivolgere?

Sponsor: In qualità di presentatori (sponsor) abbiamo nei suoi confronti degli obblighi imposti dall’azienda, quali l’assistenza e la consulenza sui
prodotti e sull’attività

VUOI ENTRARE NEL TEAM anche tu come ho fatto io ?

Contattami salutebenessere2006@libero.it

 

Meno peso piu' salute
Parliamo di obesità e di alimentazione. Il motto scelto per l’Obesity day 2006, sesta Giornata nazionale di sensibilizzazione su sovrappeso e salute promossa dall’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), sembra proprio un’esortazione necessaria, perché non si riesce ancora a incidere a sufficienza rispetto all’educazione alla prevenzione, e l’obesità è tuttora sottovalutata mentre andrebbe affrontata e curata con un approccio integrato e multidisciplinare. Il problema non è forse grave come Oltreoceano, ma bisogna correre al riparo anche da noi, se è vero che il 33% degli italiani è sovrappeso e il 9% obeso (questi ultimi solo dal 1994 al 1999 sono aumentati del 25%), soprattutto che è troppo grasso circa il 20% dei bambini e adolescenti, con prevalenze che variano dal 12 al 32% a seconda delle zone, e metà di quelli obesi lo sarà anche da adulto. Ed è un fenomeno d’importanza sia clinica sia socio-economica, considerando per esempio per il nostro paese una stima di costi diretti annui per l’obesità e le patologie correlate di circa 22,8 miliardi, oltre la metà dei quali per l’ospedalizzazione: l’obesità è infatti una malattia cronica ed è madre o fattore di rischio di altre condizioni oggi diffuse, come diabete, sindrome metabolica, cardiovasculopatie, tumori, patologia articolare, pancreatiti, steatosi epatica. A questo proposito è stato anche ripresentato un disegno di legge dal senatore UDC Mauro Cutrufo per riconoscere gli obesi come portatori di handicap ai quali garantire diritti e servizi ad hoc.

Curare la nutrizione dall’infanzia
La Giornata dell’ADI, in collaborazione con Bracco, indetta il 10 ottobre, prevede l’accesso gratuito a 160 Centri del Ssn e convenzionati e Servizi di dietetica e nutrizione clinica interni a strutture pubbliche (l’elenco è sul sito www.obesityday.org) per ricevere informazioni, documentazioni e questionari sull’argomento: da quelli delle edizioni precedenti il sovrappeso risulta ancora percepito più come problema estetico che di salute, e paradossalmente una preoccupazione maggiore per chi è normopeso, oltre che soprattutto femminile; la dieta non è considerata un atto medico e spesso non si basa su consigli professionali, un fai da te che riguarda anche i trattamenti; quasi metà poi non svolge attività fisica. L’allarme maggiore riguarda ovviamente i bambini, da noi come altrove: d’altra parte negli Stati Uniti l’obesità infantile è quasi triplicata dagli anni Settanta e si calcola che i baby consumatori siano bersagliati ogni anno da quattromila pubblicità televisive di dolciumi, snack salati e bibite, cioè quel “junk food” o cibo spazzatura che fornisce il 30% del loro apporto calorico giornaliero. In America, dove scarseggiano persino le possibili reclute per via dell’obesità, lo stesso Congresso valuta interventi legislativi e si sono tentate iniziative come maggiore tassazione di alimenti tipo merendine, il divieto di venderli vicino agli edifici scolastici, la promozione dell’uso della bici per recarsi a scuola; i risultati finora sono scarsi e la controffensiva dell’industria alimentare forte: c’è però chi vuole “discolparsi”, come la McDonald’s che oltre a offrire cibi più sani contribuisce ora con due milioni di dollari alla ricerca anti-obesità. Le strategie preventive come sottolinea uno studio del Congresso devono comunque puntare a un aumento delle conoscenze in tema di alimentazione per favorire l’acquisto informato, per sé e per i figli, e va coinvolta anche la scuola. In questo discorso si possono inserire idee come quella dell’Italian obesity network di realizzare “ipermercati sostenibili” con percorsi salute dal parcheggio e pubblicità di cibi mediterranei, o la formazione di chef nutrizionisti: l’importante è contrastare la globalizzazione alimentare su modelli sbagliati.

Fonte
Conferenza stampa Obesity day del 14 settembre 2006, Milano, Circolo della stampa.



 

Obesità: Emergenza non inestetismo
Il concetto ormai è assodato. Mangiare in modo corretto e fare movimento aumentano di tantissimo le prospettive di vita. Se, però, lo si dice alla presenza del nuovo ministro della Salute, alla prima uscita ufficiale milanese, e di altre autorità, il concetto assume anche una veste istituzionale. L'occasione è stata data dalla presentazione della Piattaforma europea sull'alimentazione, l'attività fisica e la salute. A fare gli onori di casa Michele Carruba, presidente della Società Italiana dell'Obesità (SIO).

La piattaforma europea sull'alimentazione
"Trasmettere nuovi modelli di stile di vita, correggere abitudini alimentari ormai deviate, promuovere l'attività fisica degli italiani, è un obbligo più che morale" ha esordito Carruba. "Per farlo è necessario agire uniti, medici, industria alimentare e delle bevande, politici, comunicatori, perché il fenomeno è complesso e richiede l'attivazione di importanti risorse, che solo uno sforzo comune può rendere disponibili". Frasi preoccupate che trovano, però, il conforto dei numeri. Nel mondo occidentale, Italia compresa, cresce il numero delle persone extra-large. E il problema riguarda più che mai i bambini, basti pensare che il 30% è già in sovrappeso e ben oltre il 5% già obeso. Giovani destinati a sviluppare serie malattie. L'obesità, infatti, come ha puntualizzato Carruba, è la madre di tutte le patologie, in particolare quelle cardio-circolatorie, ma anche i tumori che, come confermano studi recenti, sono nel 30% dei casi determinati da cattiva alimentazione. E i costi, oltreché sociali sono anche economici. Il sovrappeso, l'obesità e le malattie che queste condizioni causano, diabete e malattie cardiovascolari in particolare, costano ogni anno al paese ben 22,8 miliardi di Euro di soli costi diretti. L'ospedalizzazione da sola, per esempio, conta per il 64%. E di obesità si muore, 390 persone ogni 100mila abitanti ogni anno.

Il ministro si impegna...
Ecco perché occorre fare urgentemente qualcosa e non soffermarsi su quelli che il presidente della SIO definisce falsi problemi, come gli additivi alimentari e i fitofarmaci, problematiche con un impatto ridicolo sulla salute. La piattaforma UE nasce proprio con l'intento di dare risposte su questo punto. L'iniziativa risale al 1999 quando la SIO e l'International Task Force on Obesity hanno reso pubblica la "Milan Declaration", un documento controfirmato dalle Società scientifiche di 24 paesi europei, che intendeva spronare le autorità a porre maggiore attenzione al problema del sovrappeso, sino ad allora ritenuto un semplice inestetismo, ma che di fatto stava già rappresentando una vera emergenza sanitaria. Un progetto ambizioso: contribuire alla promozione di stili di vita più salutari. L'obiettivo attuale è quello di presentare il progetto in Italia e raccogliere l'impegno di medici, industria, società civile, ma soprattutto delle istituzioni. La presenza del ministro Storace sembrerebbe di buon auspicio. Storace, del resto, ha sottolineato come non si tratti di imporre una dieta di Stato, ma di dare informazioni ai cittadini per sensibilizzarli e di far partire azioni politiche che coinvolgano diversi attori istituzionali e non, dalle ASL ai comuni, dai medici alle famiglie. A questo scopo è stato presentato un decalogo ministeriale con le regole base di una sana alimentazione e di uno stile di vita altrettanto sano. Il ministro sembra ben disposto e a conferma ha chiuso l'intervento con la promessa di dimagrire entro l'anno. E se lo fa lui....

Fonte
Conferenza stampa, Milano 25 luglio

 

Poco sale cuore salvo
Gli errori che si commettono oggi a tavola ormai li conoscono tutti, anche chi non li evita: eccesso di calorie, grassi animali, zuccheri, carni rosse, alcol, cibi “industriali”, scarsità di frutta e verdura, alimenti integrali, fibre, legumi e pesce. Ma c’è un altro protagonista, il sale che oltre a essere spesso aggiunto senza parsimonia alle pietanze è consumato in modo occulto così che non si avverte se si esagera: anche perché gli alimenti già contengono sodio naturalmente. La raccomandazione di stare sotto i sei grammi al giorno così sembra poco seguita, per esempio un’indagine del 2005 di Altroconsumo ha calcolato apporti medi di 10-11 grammi/die in Italia, primatista in Europa con Spagna e Portogallo, rilevando il contributo del sale nascosto in formaggi, salumi, sott’oli, sughi e salse, pane e altri prodotti da forno, compresi dolci e perfino caramelle. L’eccesso cronico di sale è implicato com’è noto nell’ipertensione, ma ora arriva un’imputazione aggravante: la dimostrazione che aumenta il rischio di eventi cardiovascolari. Un effetto che, anche secondo altre ricerche, potrebbe essere indipendente da quello relativo alla pressione.

Eventi diminuiti del 25 per cento
Da uno studio americano giunge infatti la prima evidenza sul lungo periodo - un arco di 10-15 anni - che la riduzione del consumo di sale si associa a minore incidenza di attacchi cardio e cerebrovascolari, cioè infarti miocardici, ictus, morte per le stesse cause, necessità di rivascolarizzazione. I benefici della restrizione dietetica del sodio nel diminuire la pressione nell’ipertensione e nella preipertensione sono emersi da varie ricerche, mentre quelle sugli effetti rispetto a morbilità e mortalità sono limitate e poco conclusive, non abbastanza vaste o di breve periodo. Nel nuovo studio gli autori hanno seguito nel tempo i partecipanti, di 30-54 anni e non ipertesi, a due trial di prevenzione comportamentale dell’ipertensione, TOHP fase I e II, basati su interventi non-farmacologici come perdita di peso, riduzione di sale, gestione dello stress, uso d’integratori, più sessioni di counselling. Nelle due fasi di trial, con follow-up a 18 e 36 mesi, nei trattati con restrizione sodica con o senza altri interventi si sono ottenute diminuzioni, non marcate ma maggiori che con gli altri approcci, di pressione, di escrezione di sodio, d’incidenza d’ipertensione.
Lo studio osservazionale con follow-up di 10-15 anni è stato condotto su 744 partecipanti del TOHP I e 2382 del TOHP II, randomizzati a restrizione di sodio oppure gruppo di controllo. Il risultato finale, dopo le correzioni del caso, è stato un calo del 25% del rischio di eventi cardiovascolari tra gli appartenenti al gruppo d’intervento, diventato del 30% in seguito ad aggiustamenti anche per l’escrezione di sodio e il peso iniziali, con andamento simile per i due trial. In un’analisi secondaria sono stati 67 i soggetti deceduti, 35 nel gruppo d’intervento e 42 nei controlli, cioè nei primi si è avuta una diminuzione del 20% della mortalità; 25 le morti cardiovascolari, 10 per l’intervento e 15 per gli altri.

Effetto oltre quello antipertensivo
Nella valutazione degli autori, in accordo con altre evidenze, l’eccesso di sodio ha effetti cardiovascolari aggiuntivi a quelli sulla pressione, ricordando che l’aumento extracellulare dell’elemento può essere negativo per la reattività vascolare e stimola la fibrosi miocardica, inoltre ci sarebbe una relazione diretta tra apporto di sodio e massa del ventricolo sinistro, che spiegherebbe la riduzione della patologia cardiovascolare nonostante la modesta riduzione di pressione vista nei TOHP. I risultati comunque rafforzano le raccomandazioni a diminuire l’apporto di sale, al fine di prevenire non solo l’ipertensione, ma anche le cardiovasculopatie. Nei gruppi d’intervento degli studi TOHP la riduzione del sodio era del 25-35%, vicina, ma non troppo, a quella del 50% attualmente consigliata negli USA.

Fonte
Nancy R Cook et al. Long term effects of dietary sodium reduction on cardiovascular disease outcomes: observational follow-up of the trails of hypertension prevention (TOHP). BMJ online 20 april 2007.




 

Sovrappeso e coscienti di esserlo
Forse è il caso di non stancarsi mai di dirlo, ma se nei paese poveri o in via di sviluppo si muore di fame, nei paesi del benessere si sta male per il troppo cibo. Male perché a mangiare troppo si ingrassa, si affatica tutto il metabolismo e ci si ammala e perché diabete, tumori e patologie cardiovascolari non sono disturbi passeggeri o facilmente risolvibili. Tuttavia, prevale ancora la percezione che il peso-forma sia più una questione estetica che di salute e lo confermano i risultati di un'indagine Eurisko, commissionata dalla Kellog's e presentata in una conferenza stampa, tenutasi a Milano.

Sapere di esserlo non basta
Il metodo usato è quello delle interviste telefoniche, condotte su un campione di mille individui di età superiore ai 15 anni, e l'obiettivo era capire se il sovrappeso viene percepito come un problema, quanti italiani pensano di soffrirne e quanti ne soffrono realmente. E infine la disponibilità a prendere provvedimenti per perdere peso. Che il sovrappeso sia un problema molto diffuso lo pensa il 28% degli intervistati e per il 58% lo è abbastanza, vale a dire una consapevolezza rilevante. Peccato che poi i dati relativi a obesità e sovrappeso degli intervistati siano risultati allarmanti. Si tratta di stime sulla base dell'indice di massa corporea riferite dall'individuo, quindi è da immaginare che il peso sia sottostimato e l'altezza sovrastimata. Tuttavia, per quanto sottostimati rispetto ai dati ISTAT, i risultati non si distanziavano di tanto dai dati nazionali, infatti, gli obesi erano il 9% (il 13% per l'ISTAT) e il 29% erano in sovrappeso (il 33% per l'ISTAT). In base alle risposte degli intervistati si capiva che c'era una discreta concordanza tra la percentuale di coloro che si sentono in sovrappeso (32%) e quelli che lo sono realmente (38%). Ma questo non significa che siano tutti disposti a fare qualcosa per affrontare il problema, infatti la metà del campione dichiara di fare qualcosa per controllare il peso, l'altra metà di non fare nulla. Nei soggetti "attivi" il 63% seguiva una dieta e il 48% si dedicava ad attività fisica. Un dato interessante riguardava i soggetti "inerti": di loro il 70% si dichiarava pronto a fare qualcosa qualora il medico di famiglia glielo avesse consigliato. Un elemento che invita a riflettere sul ruolo di questa figura e sulla validità che avrebbero interventi educativi su questa fascia di soggetti.

Fonte
Indagine Eurisko: Gli italiani e il sovrappeso. Conferenza stampa. Milano, 15 aprile 2005



 

Per l'obeso c'è poco in farmacia
Sarebbe indubbiamente utile poter disporre di un trattamento farmacologico standardizzato per l’obesità. E’ evidente, infatti, che le modificazioni dello stile di vita, che probabilmente da sole potrebbero bastare, si scontrano con una serie di ostacoli pratici, psicologici e anche economici che ne rendono l’applicazione efficace abbastanza ardua, almeno nei paesi industrializzati. I quali peraltro sono quelli che presentano le maggiori necessità al riguardo. Purtroppo, anche per la molteplicità dei meccanismi coinvolti nell’obesità, genetici e no, l’idea che si possa approntare una classe di farmaci risolutivi, come gli antibiotici per le infezioni batteriche, è finora stata frustrata. Così oggi si dispone di alcuni medicinali, pochi: solo tre, dal meccanismo d’azione differente e dall’efficacia non eccezionale. La situazione, dunque è stata affrontata da una lunga review pubblicata da Lancet.

Un’azione periferica
Il primo farmaco affrontato è l’orlistat, sostanza che a breve sarà disponibile come prodotto da banco negli Stati Uniti. La sua azione si esplica nell’inibire le lipasi gastriche e pancreatiche, enzimi che sono fondamentali per l’assimilazione dei grassi. Di fatto, i lipidi contenuti negli alimenti passano attraverso il sistema digerente in larga misura…indigeriti, ragion per cui non apportano calorie. Il farmaco non ha un’azione sistemica o centrale: lavora nell’intestino e viene anch’esso quasi totalmente espulso con le feci senza metabolizzazione. Pochi quindi gli effetti collaterali, fatta eccezione per la diarrea (steatorrea) che si presenta soprattutto quando la persona è abituata a una dieta molto ricca di grassi. L’inconveniente è la bassa efficacia. La review dà per probabile una quota di pazienti che hanno perso il 5% e il 10% del peso iniziale pari rispettivamente al 21 e al 12% in più rispetto al placebo. In compenso si è rilevata un certa diminuzione dell’incidenza del diabete di tipo 2 (meno del 3%). Però, studi a lungo termine, oppure mirati alla prevenzione delle conseguenze maggiori dell’obesità, diabete a parte, non ce ne sono ed è forte l’abbandono da parte dei pazienti con il passare del tempo.
L’altro farmaco da tempo in uso è la sibutramina che, come molti altri impiegati in precedenza, agisce a livello centrale, cioè sui neurotrasmettitocri coinvolti nella ricerca del cibo (la spinta a mangiare, l’appetito, insomma). La sibutramina agisce inibendo la ricaptazione di due neurotrasmettitori, serotonina e noradrenalina, esattamente come alcuni antidepressivi di ultima generazione e, infatti, come antidepressivo era stato studiato inizialmente. Oltre a ridurre l’appetito, la sibutramina riuscirebbe ad aumentare la termogenesi, cioè a far consumare più energia, ma pare che questo secondo aspetto pesi poco nella perdita di peso indotta dal farmaco. In questo caso i risultati sono un po’ migliori, la quota di pazienti che hanno perso il 5% e il 10% del peso iniziale è pari rispettivamente al 34 e al 15%. Gli effetti indesiderati più comuni sono insonnia, nausea, secchezza delle fauci e stipsi. Non ci sono gli effetti più gravi, tipici di altre molecole che però aumentavano la produzione di serotonina, come l’ipertensione polmonare. E’ vero che ci furono casi di ipertensione e altri disturbi cardiovascolari, ma il legame con il farmaco non venne mai provato e, alla fine, l’Agenzia del farmaco europea (EMEA) ha ritenuto che il rapporto tra rischi e benefici fosse vantaggioso. Rimane però la controindicazione a ipertesi e cardiopatici.

Il contrario della cannabis
Infine vi è un farmaco nuovo, il rimonabant, che ha un’altra azione ma sempre centrale. Infatti, va a inibire i recettori dei cannabinoidi, cioè quelli che vengono eccitati, per esempio, dal consumo di marijuana. Infatti la scoperta di poter utilizzare questa via veniva dalla constatazione che chi assume la cannabis sperimenta anche un aumento dell’appetito. Quindi, si è detto, inibendo le chiavi attraverso le quali agisce la cannabis si dovrebbe ottenere il contrario. Ma rimonabant ha anche un’azione periferica. Facendo aumentare il consumo di ossigeno da parte dei muscoli scheletrici (quelli del movimento), ostacolando la formazione di lipidi e anche di adipociti (le cellule del tessuto adiposo) e altro ancora. Per queste sue proprietà, la sostanza è stata proposta anche per il trattamento del diabete. I dati, naturalmente, sono meno numerosi, visto che la molecola è più recente. Per tenere il confronto, la quota di pazienti che hanno perso il 5% e il 10% era più alta rispettivamente del 29–39% e del 17–25% rispetto al placebo. Inoltre, miglioravano i parametri che risentono dell’obesità: iperlipidemia, ipertensione situazione diabetica o prediabetica. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati, nei quattro studi condotti, nausea, vertigini, insonnia e diarrea. Più grave, forse, il fatto che sintomi depressivi si siano presentati all’interruzione del trattamento. Però, visto il numero di pazienti trattato, non enorme, è arduo trarre conclusioni.
In sostanza, dice l’articolo, non c’è da aspettarsi molto da un approccio farmacologico. Tuttavia qualcosa c’è, quindi se una persona ha un’indice di massa corporea superiore a 30, o superiore a 27 ma con una malattia dovuta a obesità, il farmaco può e deve essere affiancato a dieta e, soprattutto, attività fisica. L’Orlistat può essere la prima scelta per chi ha il colesterolo cattivo alto (LDL) e magari soffre già di cuore. La sibutramina può essere una scelta migliore se il principale ostacolo al dimagrimento è la continua fame e il ricorso a frequenti fuoripasto, ma è sconsigliata a chi ha disturbi cardiovascolari. Il rimonabant, dal canto suo, può essere molto utile in chi soffre di sindrome metabolica, in chi sta cercando anche di smettere di fumare, ma non sembra la scelta migliore per chi ha disturbi dell’umore. Infine, un’avvertenza generale: se dopo 3-6 mesi di farmaco, di qualsiasi farmaco, non si hanno risultati significativi (perdita di almeno il 5% del peso iniziale), non vale la pena di continuare.

Fonte
Dr Raj S et al. Drug treatments for obesity: orlistat, sibutramine, and rimonabant The Lancet 2007; 369:71-77



 

La dieta non basta
Conoscete un novantenne obeso? Non credo proprio, perché, sfortunatamente, l’obesità impedisce quasi sempre di arrivare così in là con gli anni” il messaggio del professor Michele Carruba, presidente della Società Italiana dell’Obesità ha il pregio di sintesi e chiarezza. D’altra parte, anche il dato statistico mostra che mentre attorno ai 65 anni il numero di italiani obesi è piuttosto elevato, se si passa alla decade estrema, 80 e più, il dato cala in misura rilevante.

Negli anta si cura l’alimentazione ma…
“E’ ormai incontestabile” ha detto Carruba “che l’obesità sia un potente fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete, malattie che riducono fortemente l’aspettativa di vita”. Altre conferme vengono dall’indagine Sinottica condotta da GFK Eurisko da molti anni, non uno dei tanti sondaggi estemporanei, ma uno studio dell’evoluzione della società italiana condotto interrogando nel tempo un campione di 10.000 persone, rappresentativo della popolazione italiana. E a proposito di sovrappeso, si nota che mentre nella popolazione generale le persone con peso normale sono 57%, dopo i 64 anni sono soltanto il 40%. Gli over 64 che in sovrappeso sono il 44%, nella popolazione generale, il 32%, gli anziani francamente obesi il 16%, nella popolazione generale, il 11%. Si sa che lo sviluppo dell’obesità si gioca su due fattori: l’introito calori e il dispendio calorico e se prevale il primo, si ingrassa. Come ha spiegato Isabella Cecchini, direttore
del Dipartimento ricerche per la salute di GFK-Eurisko, grazie al mutamento delle caratteristiche della popolazione anziana, che oggi è più colta, informata, più attenta alla salute in termini di progetto, quindi di impegno per la prevenzione, e non soltanto di preoccupazione per malattie in atto, alcuni concetti si sono diffusi: per esempio, per i comportamenti alimentari, tra gli anziani è significativamente più diffuso l’orientamento alla leggerezza (40% contro il 26% della popolazione generale) e al controllo di ciò che si mangia (20% contro 8%), mentre la trasgressione a tavola è un fenomeno limitato (5% contro 14%). E allora, per spiegare la prevalenza del sovrappeso molto probabilmente ci si deve rivolgere alla scarsissima propensione all’attività fisica degli anziani italiani, che secondo l’indagine Sinottica è praticata soltanto dal 13% degli ultrasessantaquattrenni, mentre nella popolazione generale la percentuale sale al 29%. Peraltro, se si valuta quanti fanno attività fisica più di una volta la settimana, il dato generale e quello della terza età scendono ulteriormente: 17% e 9% rispettivamente.

...si trascura l’attività motoria
Difatti, Carruba ha avuto buon gioco a ricordare che “nel corso dell’evoluzione non è poi cambiato moltissimo l’introito calorico, quello che si è drammaticamente modificato è il dispendio energetico, ormai ridotto a una frazione di quello di soli 50 anni fa”. Carruba ha riportato anche un dato molto chiaro: posto ch3e in media un adulto dovrebbe assumere 2500 calorie al giorno in media, è sufficiente un errore dell’1% in più ogni giorno, cioè 25 calorie, per determinare nell’arco di un anno un aumento di peso pari a 2,5 chilogrammi. Siccome errori di questo genere sono se non inevitabili, facilissimi a prodursi, è chiaro che soltanto un adeguato livello di attività, e di dispendio energetico, possono far passare senza conseguenze questi scostamenti. “E non si pensi che serva chissà quale impegno per ridurre drasticamente non soltanto l’obesità, ma la mortalità per tutte le cause. Si è calcolato che una persona sedentaria compie in un giorno 5000 passi: facendo 10000, che significa una passeggiata di buon passo di mezz’ora, il rischio si riduce a un terzo”. Una mezzora di camminata che può anche essere frazionata: tre camminate da 10 minuti non sono impossibili per nessuno. Soprattutto per gli anziani che, teoricamente, non hanno impegni lavorativi. E’ una questione di cultura, così come è stato per l’alimentazione. Non a caso, nel corso del convegno è stata presentata anche l’iniziativa “Nonni in movimento”, resa possibile da Polident, che si spera sia soltanto un “pilota” destinato a essere replicato. Il 10 settembre, ai Giardini pubblici di Milano (corso di Porta Venezia), è prevista una giornata di orientamento all’attività fisica con l’ausilio di istruttori ISEF.

Fonte
Presentazione Nonni in Movimento-Polident per la promozione dell’attività fisica negli anziani. Milano, 5 luglio 2006



 

Disturbo dell'umore e obesita'
L’obesità, ormai è noto, è uno dei principali problemi di salute pubblica. E la sua prevalenza ne è una conferma, negli Stati Uniti, infatti, si è passati dal 23% del 1990 al 31% del 2000. Un aumento statisticamente significativo che dal punto di vista epidemiologico è trasversale, riguarda cioè indistintamente uomini, donne e tutte le età e i gruppi etnici. In più si tratta di una condizione frequentemente associata ad altre patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari, ed è cosi che si spiega il ruolo dell’obesità nel declino dell’aspettativa di vita statunitense. Ma esiste un ruolo della malattia anche rispetto a problemi psichiatrici? Secondo una ricerca pubblicata dagli Archives of General Psychiatry per gli obesi non sarebbero in agguato solo problemi cardiovascolari, bensì anche disturbi psicologici come ansia e malinconia. Gli esperti del Group Health Cooperative di Seattle, peraltro, hanno riscontrato anche un ruolo protettivo della malattia rispetto all’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche.

Più depressioni meno dipendenze
Non si tratta di una novità. Già precedenti ricerche, come premettono gli autori, avevano evidenziato come l’obesità possa essere associata a disturbi dell’umore. Una relazione che sembrerebbe riguardare la popolazione femminile in particolare. E il rapporto è generalmente bidirezionale cioè una situazione depressiva può preludere alla successiva malattia, ma è vero anche il contrario, cioè l’obeso si deprime più facilmente. La stessa simmetria esisterebbe anche nella risoluzione delle patologie cioè una significativa perdita di peso determina una riduzione della depressione e viceversa. Mancano, però, aggiungono i ricercatori, i dati epidemiologici, ecco perché hanno cercato di ovviare a questa lacuna. Due le domande che si sono posti: qual è l’associazione tra obesità e molti tra i più comuni disturbi mentali? Come queste associazioni variano in virtù del gruppo sociodemografico di appartenenza? Per verificarlo hanno intervistato 9125 adulti in tutto il paese, dei quali 2330 sono risultati obesi o gravemente obesi. All’interno di questo sottogruppo, in maniera equivalente sia tra gli uomini sia tra le donne, c’era una sensibile prevalenza di disturbi psicologici e, al contrario, una bassa quantità di persone con problemi di dipendenze. Più precisamente il rischio di malattie come ansia e malumore costante aumenta del 25% negli individui obesi, mentre quello di abuso di sostanze diminuisce del 25%. Sul perché esista questa relazione le ipotesi sono varie. Secondo una corrente di pensiero, appetito e aumento di peso sono sintomi comuni di depressione e in più la stessa depressione può determinare una ridotta attività fisica. E anche i medicinali che si utilizzano per regolare l’umore possono indurre l’aumento di peso. D’altro canto è vero che lo stigma associato all’obesità può avere effetti depressivi e la riduzione dell’attività fisica provocata dal peso aumenta il rischio di depressione. Ma tra le due correnti di pensiero emerge una terza via che è sia ambientale sia biologica. Secondo la ricerca statunitense tutte le ipotesi hanno fondamento, ma non era obiettivo dello studio definire questi dettagli. Lo stesso dicasi per il discorso relativo al ridotto abuso di sostanze tra gli obesi. Urgono perciò ulteriori studi nei quali vengano esplorati in particolare le influenze sociali e culturali, in modo da chiarire quale sia la direzione del rapporto di causa-effetto tra obesità e problemi psicologici.

Fonte
Kessler RC et al. Association Between Obesity and Psychiatric Disorders in the US Adult Population. Arch Gen Psychiatry. 2006;63:824-830.






 

La mamma preoccupata e' un sintomo chiaro
Che obesi si nasce, non è provato, mentre nessuno discute che lo si diventi. Che essere sovrappeso da piccoli sia potenzialmente pericoloso è un altro dato certo, e l’indagine sui motivi per cui si ingrassa da piccoli viene ora arricchita da uno studio inedito. Infatti, è il primo che indaga gli effetti sulla massa corporea dei piccolissimi non di ciò che mangiano e di quanto mangiano, ma dell’atteggiamento che la madre tiene nell’assolvere il compito di nutrire il figlio. I ricercatori spiegano che questo atteggiamento, o stile come si dice in inglese, è costituito, per esempio, dall’abitudine a seguire uno schema per l’alimentazione del piccolo, se ricorre al cibo per sedare eventuali capricci, se si accorge di quando il bambino ha fame, se si preoccupa perché il bambino mangia poco o troppo poco. E’ vero che in questo senso si è da tempo stabilito che l’obesità materna è il principale fattore di rischio per il sovrappeso infantile ma, appunto, nessuno prima aveva valutato anche questi aspetti comportamentali.

Pesati al milligrammo
Per valutare l’ipotesi, sono stati presi in esame 313 bambini in età prescolare e altrettante mamme. Quando i bambini avevano in media tre anni, alle genitrici è stato sottoposto un questionario che valutava la presenza di sette aspetti dello stile di alimentazione dei figli. Un totale di 35 domande sui seguenti temi: paura che il bambino mangiasse troppo poco e fosse sottopeso; paura che il bambino avesse fame; capacità di comprendere quando il bambino aveva effettivamente fame o era effettivamente sazio; timore che il bambino mangiasse troppo e fosse sovrappeso; ricorso a uno schema (orari,cibi...) per l’alimentazione; ricorso al cibo per calmare i bambini; interazioni con il bambino durante i pasti. Per le madri, infine, veniva calcolato anche l’indice di massa corporea nel periodo precedente la gravidanza (e come al solito venivano classificate obese se l’indice era superiore a 30). Quanto ai bambini, quando raggiungevano l’età di cinque anni veniva valutato il peso, e l’eventuale sovrappeso, nonché la massa grassa corporea, servendosi della DXA, lo stesso esame strumentale che si impiega per la massa ossea e, quindi, la diagnosi di osteoporosi.

Difficile distinguere causa ed effetto, ma...
I risultati, dopo l’analisi statistica, provavano che l’unico elemento dell’atteggiamento materno che correlava con l’adiposità dei bambini era la preoccupazione che mangiasse troppo o che fosse sovrappeso. In altre parole, più la mamma aveva questo assillo, più il figlio, o la figlia, ingrassavano. I figli delle mamme più ansiose al riguardo presentavano 0,64 kg di massa grassa in più rispetto ai figli di quelle che meno badavano a questo aspetto. Al contrario, osservare uno schema nell’alimentazione portava a una minore adiposità. Rovescio della medaglia: i figli delle mamme preoccupate del sottopeso tendevano ad avere un minore indice di massa corporea e tra loro quelli sovrappeso erano pochi. C’è poi l’incrocio con l’eventuale sovrappeso materno. In effetti erano soprattutto le madri obese a essere preoccupate che il bambino mangiasse troppo ma, d’altra parte, avevano anche la tendenza a non seguire uno schema per l’alimentazione e ad avere una minore interazione sociale durante i pasti. Insomma la relazione c’è: un mamma obesa probabilmente è più preoccupata di questo aspetto. Ma non è il caso di concludere che è la preoccupazione della mamma a far ingrassare, potrebbe anche essere che la preoccupazione sorga da alcuni indizi. Però, secondo gli autori, questo atteggiamento materno deve suonare come una spia per valutare adeguatamente come il bambino viene nutrito.

Fonte
Burdette HL et al. Maternal infant-feeding style and children's adiposity at 5 years of age. Arch Pediatr Adolesc Med. 2006 May;160(5):513-20.


 

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