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Dodamante e Cavalletta oltre il mare
Viaggio in Asia, passaggio mediterraneo a sud-est
Blog di DODAMANTE
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Sorprese ferroviarie, in viaggio verso Bari
del 17-06-2007

Fino a Caserta ho avuto uno scompartimento quasi tutto per me sul treno regionale. Ho incontrato una bella bici condotta dal cavaliere Aniello di Casalnuovo, che mi ha stretto il manubrio con la chiave numero dieci. La mia cavaliera ha esagerato, come al solito, e mi ha caricato enormemente sul davanti, cosicché a un certo punto mi è venuto un torcicollo pazzesco e ho avuto bisogno di un’avvitatina.

Aniello era proprio simpatico: non voleva credere che fossimo capaci di arrivare in Cina. Dodamante ha dovuto spiegargli tutto il percorso, così si è convinto che potevamo davvero fare un viaggio del genere. Però abbiamo avuto un grosso momento di crisi, qualche giorno dopo: il treno per Bari, quello speciale per me, non c’era. Avremmo dovuto fare il tragitto tra Caserta e Bari cambiando treno più volte, impiegandoci due giorni. Un viaggio tra le due città in Intercity dura meno di quattro ore.

Ma sull’Intercity non potevo salire, se non dentro il sacco. Dodamante ci ha provato lo stesso. Il treno è arrivato puntuale sul primo binario. All’altezza del cancello che dà sulla Reggia di Caserta si è fermata l’ultima carrozza: in fondo c’è un vano cieco, dove non passa nessuno, sufficiente per contenermi. Dodamante ha aperto lo sportello e mi ha tirato su per i gradini stretti. In quella, un gruppo di ferrovieri ci ha visto. Uno ha cominciato a urlare:
- Dove va, dove va, si fermi!

Dodamante è rimasta incerta, appesa alla porta, ma poi mi ha spinto dentro. Ha cominciato a discutere con un ferroviere dalla faccia dura:
- Ho il sacco! Ho il sacco bici!!

Sentivo che aveva paura che ci ributtassero giù e mi sono comportata molto bene. Non mi sono mossa. D’altra parte, ero capitata proprio in un bel posto: moquette per terra, grande finestra sull’esterno, vagone di prima classe praticamente vuoto. Il ferroviere diceva:
- Insomma vuol avere ragione lei! Allora se io porto un cavallo sul treno, di questo passo dovrebbe andare bene! Deve smontare la bici e metterla nel sacco.

Allora ho avuto paura che mi levassero le ruote e mi sono fatta piccola, più piccola possibile. Dodamante mi ha coperto con il sacco e mi ha agganciato con i tiranti ai due maniglioni laterali. Ero davvero ben sistemata e non davo fastidio a nessuno, ma il regolamento è il regolamento. Però Dodamante, senza saperlo, ha detto la cosa giusta al ferroviere:
- Sa, io vivo in Francia e lì, sui treni ad alta velocità, c’è un vano apposito per le biciclette. I ciclisti hanno pure dei posti riservati nello scompartimento vicino.

Allora ho visto che tutto è cambiato. Il ferroviere non mi ha più guardato e ha invitato Dodamante a sedersi con lui nello scompartimento vicino, di prima classe.

 

Passioni letterarie
del 17-06-2007

Ho sentito che discutevano di letteratura. Quel signore diceva che era la sua grande passione. Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Dacia Maraini erano la sua triade preferita.

- Io ho naso, acchiappo sempre l’autore buono, diceva lui. Qualche volta trovo dei giornali abbandonati sui treni e cerco subito l’inserto libri. Però non mi sento di leggere libri quando sono in servizio. Avrei il tempo per farlo, tra un controllo e l’altro. Ma alla clientela sembra strano. Lo faccio a casa, o quando smonto.

Ogni tanto Dodamante veniva a vedere come stavo. Ha avuto bisogno di una maglietta asciutta, poi di acqua: faceva abbastanza caldo. Non è venuto nessuno, solo il carrello-bar e due ragazze americane che cercavano il carrello-bar.

Il ferroviere era molto interessato alla letteratura omosessuale. Poi ho sentito che citava una certa Annemarie Schwarzenbach (nella foto), una scrittrice svizzera, giornalista e viaggiatrice avventuriera che nel 1933 aveva fatto un viaggio di sette mesi in Asia. Morì nel 1942 per una banale caduta dalla bicicletta (www.speakers-corner.it/rizzoli/_minisiti/ mazzucco/rit.htm). Ho incrociato le ruote per scaramanzia. Più tardi, ho sentito Dodamante che raccontava del viaggio.

- Questo è il visto dell’Uzbekistan, questo della Cina.

- Mi piace questo viaggio. Se puoi, mi piacerebbe ricevere delle cartoline: un panorama, il monumento principale. Anche qualcosa di particolare: una volta, a Parigi, ho visitato con mia moglie tutti i cimiteri della città.

Il ferroviere è sceso a Foggia, alla fine mi è dispiaciuto un po’. Inoltre temevo che i nuovi ferrovieri che proseguivano il servizio fino a Bari potessero dirmi qualcosa di spiacevole. Ma quel signore amante della letteratura ha avvisato i colleghi, e così è arrivata una simpatica ferroviera che ci ha augurato buon viaggio.

 

L’arte di Bari, bici in galleria
del 17-06-2007

Alla stazione di Bari, Dodamante mi ha risistemato le sacche davanti, ma ancora mi davano fastidio. Ci siamo avviate verso il porto. La città mi è sembrata piacevole e molto elegante, anche se non ho visto piste ciclabili. Siamo scese verso la via principale, il Corso Vittorio Emanuele, dove in una traversa ci aspettava un giovanotto di nome Dino. Non era un cavaliere perché non aveva nessun tipo di cavallo, ma è stato davvero gentile con me. Mi ha messo in un bel cortile fresco, pieno di piante, dove sono rimasta per parecchie ore.

Potevo vedere dentro il locale dove Dodamante e Dino stavano parlando. Era un posto bellissimo, pieno di arazzi e vasi. C’era pure un tavolo lungo, qualche libro, tre ragazzine allegre davanti a un computer. Una galleria d’arte, così mi ha detto Dodamante più tardi (www.tarshito.com).

A un certo punto è arrivata pure una bici rossa niente male, con il manubrio ricurvo. Purtroppo è rimasta lontana, vicino all’ingresso della galleria, e io ero sul fondo. Poi si è fatto buio, e ho visto che Dodamante e Dino guardavano un film dove c’era un signore che dipingeva dei vasi insieme a delle signore indiane che facevano altri disegni. Ma la cosa che mi è piaciuta di più l’ho vista nel computer di Dino, che era vicino al mio cortile: degli strumenti musicali che si potevano abitare come delle piccole case, anche se non ne ho trovato uno che fosse proprio adatto alle mie ruote.

Sarei rimasta volentieri in questo posto anche la notte, ma Dodamante mi ha preso per il manubrio, mi ha caricato male e mi ha spinto fuori. Io non volevo andare, ho fatto resistenza e una sacca è quasi caduta, Dino ha aiutato Dodamante che era visibilmente affaticata. Siamo arrivate in una galleria luminosa, piena di signorine in vetrina sotto scritte come “Adriatica” e “Venturis”. Nomi strani, ma i più bizzarri erano due signori tutti vestiti in uniforme che ci hanno chiesto dove andavamo. Sembravano divertiti, non hanno guardato nelle mie sacche e ci hanno salutato con molto entusiasmo. Ho visto il mare nero, poi un enorme scafo nero che ci ha preso nelle sue viscere tutte piene di camion. Mi hanno fatto fermare contro una parete nera di grasso.

 

Terrore in garage
del 17-06-2007

Dodamante mi ha coperto con il sacco giallo, mi ha lasciato i bagagli addosso ed è salita ai piani alti, perché in garage gli umani non possono restare durante la navigazione. Sono rimasta lì tutta la notte, nessuno mi ha disturbato. Ma la mattina seguente, una volta arrivati al porto, ho preso il più grande spavento della mia vita. Un camion enorme, un vero muro alto quanto la parete del garage, mi si è avvicinato talmente tanto che ho temuto per il mio telaio.

Sono morta, ho pensato. Ho chiuso i fanali e ho spento i campanelli, mentre sentivo Dodamante che urlava:

- La bici! La mia bici!!

Qualche istante dopo, due mani vigorose mi hanno stretto la canna e mi sono sentita sollevare in aria. Quando ho avuto la forza di riattivare le ruote, mi sono ritrovata in pieno sole, su una vasta spianata di cemento. Il marinaio che mi aveva preso era anche lui un po’ spaventato, ma è tornato subito al lavoro sulla nave. Ero tutta salva. Con le ruote ancora tremolanti mi sono avviata verso l’uscita del porto.

A Durazzo, in Albania, mi sono rianimata un po’: tantissime biciclette correvano in tutte le direzioni, cariche di umani e di pacchi (nella foto, una collega in sosta), in mezzo a macchine, furgoni e autobus. Sul treno per Tirana non mi hanno voluto. Però subito dopo mi ha preso un autobus con il bagagliaio vuoto e ho viaggiato comodamente, e pure gratis.

All’arrivo un signore mi ha deposto a terra con delicatezza. Ho visto Dodamante che baciava una signora sconosciuta – deve averla incontrata sull’autobus – e poi ci siamo avviate lungo Shetitorja Deshmoret ë kombit, la via centrale di Tirana.


 

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