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Di come Dodamante e Cavalletta arrivarono in Grecia
Nuove e antiche cavaliere
Blog di DODAMANTE
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Antichi cavalieri e cavaliere
del 27-06-2007

Partite un dì, all’alba, dalla città dove troneggia il cavaliere Scanderbeg (www.encyclopedia.com/doc/1E1-Scanderb.html), traversarono colline verdissime, galoppando intorno a vecchie muraglie disossate. Un improvviso slargo d’acqua si fece chiaro alla sinistra, e ancora vecchi convogli abbandonati apparvero, a morire nel sole.
Sul lago di Ohrit, la Cavalletta si accasciò dolcemente, vinta dal sonno e dal tepore della sua stalla ambulante. Dodamante, seduta sullo scranno numero tre, guardava, laggiù, la costa macedone che si profilava oltre l’orizzonte afoso del lago. Ebbe allora un guizzo, e ricordò che dietro quelle aspre colline era ancora di stanza la cavaliera sarda. Avrebbe voluto incontrarla, insieme alla di lei progenie, ma nelle infinite giravolte mondane – che sole si addicono alle cavaliere del Sacro Ordine dell’Organizzazione Internazionale – la sarda e la sardina erano partite alla conquista di una remota isola d’Ellade.

 

La buona arte della cooperazione
del 27-06-2007

Così Dodamante evocò tempi ancora più remoti quando, nell’anziano borgo di Partenopis, la cavaliera sarda giostrava con lei, e con altri giovani cavalieri e cavaliere, per addestrarsi alla buona arte della cooperazione. Allora Dodamante era nel fiore della gioventù, e desiderava con ardore prestare la forza dei suoi schinieri alle buone opere nelle terre d’oltremare. Si accorse, a poco a poco, che i cavalieri senza macchia erano più rari delle Cavallette senza problemi tecnici. E che il Sacro Ordine macinava senza scampo i cavalieri più intrepidi, nutrendoli della zuppa dorata che rende satolli i più sazi. Si rattristò, pensando che la cavaliera sarda fosse finita lì dentro. Dov’erano, dove erano andate le campagne, i tornei, le giostre di pensieri di cui si nutrirono quegli anni?

 

La cavaliera Rolanda
del 27-06-2007

Un improvviso trambusto riscosse Dodamante. Era passata Pogradec, e il convoglio era ormai giunto nella città di Korçë. Molti giovani convergevano verso il palazzo dell’Università; poi apparve una spianata piena di croci. In quella, Dodamante si accorse che altri passeggeri erano saliti sul convoglio. Un uomo piccolo, con un berretto senza forma, aveva occupato lo scranno di lei, lasciato un poco libero per l’uso di maggior spazio. Fu allora che Dodamante conobbe la cavaliera Rolanda. L’aveva vista, nella luce incerta dell’alba, caricare un modesto bagaglio nella stiva, accanto alla stalla della Cavalletta. Di mezza età, il bel viso incorniciato da una cortissima zazzera grigia, la sua armatura sobria e nera esplodeva nel fiore delle dita dei piedi, rosse le unghie di un rosso vitale, ancorché inatteso. Si era seduta accanto a Dodamante, ma sembrava intenta a guardare il video che ogni convoglio offre ai passeggeri di queste parti.

 

Odori da viaggio
del 27-06-2007

Improvvisamente, Rolanda parlò in inglese:

- Puoi tornare a sederti qui, per favore! Quest’uomo odora male.
- Anche io non odoro molto bene, per la verità!
Rispose Dodamante a Rolanda, che aggiunse:
- Non importa. Siediti qui qualche minuto, così quest’uomo va via.

Così Dodamante mosse per occupare il suo legittimo scranno, ma l’uomo non accennò ad alzarsi.
- Questo è il mio posto! Scandì Dodamante in italiano. Il mio posto!
- .......XXXX...........
Rispose l’uomo, per niente intimorito.

Fu allora che molti idiomi si levarono, e l’uomo finì per rendere il posto a Dodamante, che non sentì alcun odore cattivo. Molti erano gli scranni liberi nel convoglio, e l’uomo sedette poco lontano. Dodamante capì di aver reso un servigio a Rolanda, che le offrì un uovo sodo per ringraziarla. La campagna sfilava ora più rada, ora più verde, disseminata di torrette di avvistamento. Al tempo del re Hoxha, erano in uso per scongiurare gli assalti dei cavalieri nemici. Ora giacevano abbandonate come spauracchi senza paglia. Dodamante mangiava con ardore un pan di cioccolata donato a tutti i passeggeri. In quella, il convoglio si arrestò e tacque ogni rumore. Il paese dell’Albania finiva, e cominciava quello dei Greci.

 

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