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Passaggio in Grecia
Dal diario di viaggio di Dodamante
Blog di DODAMANTE
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Il lavoro dei doganieri
del 30-06-2007

Ci fermarono sulle colline, alla frontiera. Con il mio lasciapassare attraversai subito, ma i Greci lo misero in una macchina infernale, e ne uscì un po’ segnato da un lato. Poi controllarono tutte le borse, ma non quelle che la Cavalletta portava. Giacché avevo dimenticato una sacca a bordo del torpedone, andai a recuperarla. Non c’era più.
Non c’era, nel luogo ove pensavo di averla lasciata. La ritrovai riversa sui sedili, poco lontano: tutto il contenuto era all’aria. Medicinali sparsi attorno, sacchi per dormire e pentole per mangiare, tutto era stato aperto, toccato, ispezionato e costì lasciato dai doganieri frettolosi e incuranti.
Animali! Pensai con sdegno, e rimisi tutto com’era prima. L’avessi avuta con me, non l’avrebbero toccata. Ma la sacca giaceva abbandonata sull’autobus, sacca di albanesi, dunque.
Nulla mancava, ma il fatto mi dispiacque.

 

Di come arrivammo a Salonicco
del 30-06-2007

La strada in Grecia corse rapida, spesso larga, di fondo buono, certo migliore delle strade d’Albania. Non ci fermammo più, e in poche ore fummo in prossimità di Salonicco. Scendemmo, con la Cavalletta e la cavaliera Rolanda, e ci recammo alla stazione ferroviaria. Un giovane di bell’aspetto attendeva la mia compagna di viaggio, provvisto d’un veicolo a motore. Rolanda e il giovane – di lei fratello e artista – ci accompagnarono nella stazione, chiesero per noi informazioni nel greco idioma, poi ci salutarono. Fummo un po’ tristi, me medesima e la Cavalletta, nel lasciarli costì. Ma la sorte ci riservava presto un nuovo incontro.

(Nella foto: la Cavalletta a Salonicco)

 

La maledizione del treno
del 30-06-2007

Il treno per Istanbul era breve, tre vagoni appena, stretti i corridoi, poco spazio per la Cavalletta. Sarebbe entrata in un compartimento per gli umani, con un po’ di fantasia e di tolleranza verso i cicli. Il treno era assai vuoto: le cuccette erano belle, ariose, soprattutto quelle d’angolo: solo due, in alto, e sotto un sedile di ricevimento.
Ma il capotreno non ebbe fantasia. Non ci volle, e cominciò a urlare, perché non si era mai vista una bicicletta in un compartimento per umani. Era costei una giovane donna bionda, con un bambino che giocava a pilotare il treno. Ma era lo chef, e quel giorno non ci volle, e nessuno potè oppugnare la sua decisione.

Mestamente ci avviammo all’ufficio ove avevamo acquistato il biglietto, e fummo rimborsate. La dama che ci restituì il denaro era desolata.

- Il treno era vuoto!, disse, ma oggi era un treno greco. Quando c’è quello turco, è più facile, è più grande.

Ricordai allora di aver preso una volta quel treno turco, sulla via contraria. Solo sette, in tutto il treno, destinati a scavallare la frontiera. Era freddo. Il treno mosse da Istanbul senza calore artificiale, e nel fumo che appannava i vetri trasaliva il biancore dei campi innevati. Ci radunammo: due cavalieri turchi diretti in Francia, un cavaliere greco di Salonicco, due giovani samurai giapponesi e un tunisino senza lasciapassare, e me medesima, tutti insieme in un compartimento, per alitarvi un po’ di calore. Tutti gli altri passeggeri scesero, la frontiera era prossima. Un gendarme gigantesco entrò nel compartimento tiepido, e disse:
- La frontiera è chiusa, la neve. Aspettate qui non si sa quanto, oppure tornate a Istanbul con questo treno. Necessario biglietto di ritorno.
I sette cavalieri tornarono a Istanbul, la sera del giorno stesso. Il biglietto fu rimborsato.

Questa volta era caldo, un caldo tremendamente umido, e sudammo per tutto il tempo del nostro soggiorno a Salonicco.

 

Di come ritrovammo la cavaliera Rolanda a tarda sera
del 30-06-2007

Salonicco non è un piccolo borgo, avea raccontato la cavaliera Rolanda durante il viaggio. Trattasi di città grande, almeno accanto a quelle d’Albania. Vivo in cotal luogo da un lustro, ma sono albanese, di Korçë, ho studiato ingegneria a Tirana. Ora cerco di ritrovare lavoro in Albania, non vorrei restare in Grecia. Ma a Salonicco ho mia madre e mio fratello, che è pittore.
Lasciata la cavaliera Rolanda, prima del gran rifiuto ferroviario, con la Cavalletta esplorammo il sito. Come Alessandria dell’Egitto, come Tangeri del Marocco, come Napoli d’Italia, Salonicco si allungava, serpente d’acqua marina, sul bordo del Mediterraneo. Vedemmo allora qualche bicicletta, lungo il mare: ma da diporto, nuova. Poca gente, una bizzarra scultura ombrellifera (nella foto), e nessuno ci indirizzò la parola.
A tarda sera, fummo invitate a ritrovare la cavaliera Rolanda, nella di lei magione. Potemmo quivi fare un bagno, indossare vestiti puliti, cenare con ottimo kebab, e riposarci, in attesa di un torpedone per Istanbul, nel cuore della notte. Fu allora che Rolanda, cavaliera senza macchia, ci raccontò d’un cancro al petto che le avevano estirpato a Salonicco, della chemioterapia, e di tutto il resto che non c’era più. E fu allora che un patto d’amicizia fu suggellato, quella notte, nell’idioma britannico che nessuna delle due adorava, ma che bastò.

 

Di come fummo inseguite da un cane, non ci vollero sull’autobus ma alla fine ci presero
del 30-06-2007

Quattro o cinque miglia separavano la stazione ferroviaria dalla dimora di Rolanda. Sul cammino di ritorno, a tarda notte, un mastino randagio ci mostrò i denti, e cominciò a ringhiarci contro. Era un quadrivio, nessuno passava, e cercammo di muoverci lentamente. La bestia non accennava a cederci il passo. In quella, un tassista avvicinò il suo veicolo e marciò piano, attirando a sé i latrati del mastino. Fu così che ci salvò dalla presa della bestia, e potemmo filare via senza indugio.

- Efkaristò! gridai al tassista, e compresi così l’importanza di imparare la parola “grazie” in tutte le lingue del mondo.

Alle due e trenta del mattino, gli autisti greci del torpedone per Istanbul dissero: bicicletta, no!
Passai qualche minuto assai nero, poi spuntò un bizzarro giovanotto che, nell’italico idioma, mi salutò così: No problema, ora facciamo.
La Cavalletta fu deposta su un letto di bagagli, ci entrava di misura. Gli autisti ancora negavano, la notte era afosa, i bagagli sparsi, sudavo copiosamente. Alla fine il giovanotto chiuse la stiva con un colpo secco, e il torpedone partì.

 

Un oggetto perduto e subito ritrovato
del 30-06-2007

Il torpedone era vuoto per metà, e potei finalmente tirare il fiato. Sul punto di assopirmi, la mano sulla sacca, ebbi un pensiero grave. Avevo perduto qualcosa. Cercai nella sacca, sui sedili d’intorno, nessuna traccia. Forse giaceva a Salonicco, smarrito nel trambusto della partenza: un piccolo diario azzurro, con gli indirizzi di cavalieri e viandanti incontrati per il mondo. Più grave ancora, il piccolo diario conteneva dei numeri importanti da giocare nella cabala dei banchi di cambio, per ottenere del denaro.
Chiesi aiuto al giovanotto, e gli autisti tosto telefonarono alla stazione dei torpedoni di Salonicco. Ma nulla fu trovato laggiù. Tristemente mi addormentai. Qualche ora più tardi, il giovanotto mi svegliò di soprassalto: trionfante, stringeva in pugno un piccolo quaderno blu, trovato nella stiva, accanto alla Cavalletta. Ne fui contenta moltissimo, e ormai rasserenata, passai piacevolmente il resto della notte.
Il dì seguente, all’inizio del meriggio, il torpedone entrò senza fallo nella stazione degli autobus d’Istanbul l’europea.

 

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