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Periferie e altre storie
Le avventure istanbuliote di Dodamante
Blog di DODAMANTE
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Viaggi tra Asia e Europa
del 14-07-2007

Lasciata la Cavalletta al fresco sul balcone, Dodamante scese ogni dì nel porto di Harem per rivenire alla sponda europea, ove sovente si intrattenne tra palazzi, tombe e moschee.
Ataşehir cresceva, giorno dopo giorno, suburbio della metropoli affacciato sull’autostrada, adornato di nuovi grattacieli, con le sue residenze fiorite, le banche e le piste ciclabili (terreno pressoché vergine, quest’ultimo, ad uso di qualche carrozzina, deserto di cicli). Vi si arriva con piccoli autobus privati, i dolmuş, circa mezzora di viaggio dall’imbarcadero asiatico di Harem, oppure con gli autobus verdi del servizio pubblico.
La metropoli raduna più di dodici milioni di abitanti; molti quartieri sulla sponda asiatica fanno da dormitorio, e ogni giorno una massa considerevole di persone si sposta sulla riva europea verso il lavoro. Ore impiegate nell’attraversamento della città; ore che la bellezza struggente del Bosforo non riesce a compensare. A bordo dei battelli che attraversano il mare, veloci e sempre affollati, si legge, si mangia o si beve. Le traversate d’acqua non sono mai troppo lunghe; poi sopraggiunge il tram, il treno urbano o la metropolitana. I tassisti d’Istanbul sono spesso incalzati dalla fretta o dalla rabbia, e con difficoltà cedono il passo ai pedoni.

 

Cicli del sobborgo
del 14-07-2007

Dismessa la Cavalletta, Dodamante si trovò ad affrontare, inerme, la metropoli dal basso dell’asfalto. Se la cavò, e visitò le meraviglie che riverberano la fama d’Istanbul per il mondo. Ma quello che più la impressionò, fu la fatica del quotidiano travaglio.
Un mattino dovette scendere da Ataşehir verso l’aeroporto, in un sobborgo chiamato Yeşilköy, per procurarsi il lasciapassare necessario alla traversata turkmena. Partì di buon’ora, fu sulla sponda europea nel porto d’Eminönü, e quindi sbagliò la direzione, compiendo un ampio giro sulle colline, lontana dal sobborgo mirato, che era piuttosto presso il mare. Arrivò infine al rintocco del mezzodì, e dovette restare allora fino all’inoltrato meriggio.
Era Yeşilköy un sobborgo assai ricco, dal terreno piatto, larghi viali ariosi, molte banche e caffé all’aperto. Qualche vecchia casetta in legno ricordava i tempi andati d’una campagna ormai languente. Dodamante vi passò una giornata, in attesa del lasciapassare, e si rattristò un poco: avrebbe potuto ben condurvi la Cavalletta. Biciclette di tutte le taglie adornavano le strade, provviste di portapacchi da lavoro, colorate e scolorite, solitarie o in gruppo. Ma da Ataşehir a Yeşilköy, da periferia d’Asia a periferia d’Europa, Dodamante ci impiegò una mattina, e la Cavalletta si sarebbe spazientita.

 

Incontri fatali tra le tombe
del 14-07-2007

Ogni sera, come tutti i pendolari istanbulioti, Dodamante tornava nella dimora del cavaliere Arbilone d’Ankara, a godere i confort dell’ appartamento di periferia. Nella biblioteca d’Arbilone, Dodamante trovò documenti importanti sulla città e le sue magnificenze. Ogni sera lavò e cucinò cose appetitose, lesse di luoghi belli da vedere e si addormentò presto, gravata dalle fatiche del diurno lavoro del viaggiatore.
Non fu un soggiorno memorabile, benché la città riservi le vedute straordinarie di cui tutti hanno udito raccontare. Tuttavia altre furono le storie che impressionarono Dodamante, a cui il sito era già noto. E i luoghi che più le restarono vivi furono quelli delle deserte rotte di periferia. Nondimeno due incontri le furono fatali, e due luoghi la toccarono nel profondo.
Poco oltre le rotte dei pellegrini del turismo, a Eminönü, sorge il mausoleo (türbesi, nella foto) del sultano Mahmud II (www.archmuseum.org/biyografi.asp?id=10012). Benché assai moderno – si innalzò nell’Istanbul europea centosessantasette anni or sono – esso raccoglie, nel silenzio dell’ombra verde che copre le sue pietre, un palpito di sacra sospensione dalla frenesia della strada. Dodamante vi capitò per caso, attratta dal cimitero d’intorno, e vi scoprì il tumulo sereno del sultano e le belle sembianze del cavaliere kazako Nurlybek. Era costui di transito sul sito, da Atyrau alla Germania, e fu visibilmente emozionato nell’apprendere dell’italico idioma di Dodamante. Il giovane Nurlybek le raccontò del suo lavoro con la Compagnia del cane a sei zampe (www.oil-gas.kz/en/2005/oview/-1231424081), di come aveva sospeso le ricerche storiche per consacrarsi allo studio del fiotto petrolifero.
Il cavaliere kazako avrebbe voluto accompagnarsi a Dodamante per le vie istanbuliote, ancor più avendo conosciuto la di lei impresa attraverso l’Asia con la Cavalletta. Ma era diretto alla basilica di Santa Sofia, e Dodamante ne veniva. Così si salutarono sulla pubblica via, con l’energia della schermaglia amorosa e la promessa di un nuovo incontro.

 

Incontri molesti al palazzo della cultura
del 14-07-2007

Di stretta misura, Dodamante evitò un altro più anziano cavalierino di cui serbava aspra memoria. Passava lei, un dì, per un belvedere d’Istanbul, alla ricerca d’un volume atto a tradurre l’italico idioma in altre lingue. Un po’ arretrato, sul fondo della piazza a belvedere, il palazzo della cultura italiana offriva una biblioteca in cui il volume era certamente presente. Dodamante mosse verso l’ingresso, ma in quella un ometto piccolo, dall’aria compunta e soddisfatta, muoveva nella direzione opposta, indirizzando il passo verso la strada. Dodamante lo riconobbe, gli offrì il tergo e in un attimo fu lontana, al riparo nella via a perpendicolo.
Ricordò così di antiche battaglie sui campi d’Africa, quando correva agitata dal sacro furore che sospinge l’ideale della giustizia. Dodamante aveva raccontato i dolori dei giovani postulanti africani, in attesa di un lasciapassare – negato o venduto – per l’Italia. Il pallido ometto, che ora usciva dal palazzo istanbuliota, le negò allora un lavoro promesso nella casa della cultura italiana. Ne seguì un duello cruento, e Dodamante ne uscì sulle due gambe, ma capì meglio come girava il mondo.
Scampata all’incontro molesto, la cavaliera si ritrovò immersa in cupi pensieri. Non era forse il viaggio una scappatoia per annegare la memoria del mondo corrotto e disilluso, per allontanare il dolore degli ideali caduti?
Per un attimo prestò fede a questo pensamento, e la ragione del viaggio con la Cavalletta vacillò penosamente. Ma subito le apparvero le magnifiche vedute della giornata, che sole bastavano a rilanciare il valore del viaggio. E fu serena, di nuovo, sulla via.

 

Verso la Cina
del 14-07-2007

Una nuova partenza si profilava e Dodamante vide la Cina avvicinarsi, tra le cupole a grappoli della metropoli turca. Nella residenza che fu dei sultani per quattro secoli, in quelle ch’erano state le cucine del grandioso Topkapı Sarayı, bellissimi oggetti di porcellana raccontavano della via della seta, che Dodamante avrebbe presto attraversato almeno in parte.
Le coperture nude di mattoni a vista, di rude e secolare bellezza, si stagliavano in contrappunto con la sobria eleganza delle porcellane delle dinastie Yuan, Ming e Qing (www.china.org.cn/english/
features/38069.htm e www.transanatolie.com/English/
Turkey/In%20Brief/Museums/porcelains.htm).
Tra vasi, brocche e splendidi piatti cinesi, Dodamante trovò nuovi entusiasmi, e fu pronta a rimettersi per via.

 

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