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Desideri da treno
Verso Baku, dalle memorie di Suor Deodora
Blog di DODAMANTE
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Un convento sul mare
del 30-07-2007

Nel tempo in cui appartenevo al secolo, ebbi l’avventura del viaggio con la Cavalletta. Ora che invecchia nel fienile, in questo convento avito a precipizio sul mare, e anch’io m’imbianco, mi piace ricordare di quel viaggio lungo, pieno di ardore e di furore, di grazia e di disgrazia.
Spesso ripenso ai giorni bakuani, così lontani dalla mia claustrale condizione d’oggi. Dalla mia cella odo lo sciabordio del mare, e forse è questo che riverbera il pensiero su quelle coste del grande lago Caspio che raggiunsi allora, e poi attraversai.
Speranza e mestizia, gioiosa comunione d’animi e il sottile dolore d’un abbandono: fu tutto questo, il mio soggiorno bakuano, e fu abbastanza. La fine non fu lieta. Ma ne seguì un momento di gioia purissima, che cancellò il lutto.

 

Nuove frontiere
del 30-07-2007

Su quel treno così lento, così largo e caldo di inumano tepore - l’aria condizionata funzionò più tardi, benissimo, ma per le prime ore del viaggio fummo immersi in una fornace - mi trovai dapprima in compagnia del mondo riunito: americani e russi nel medesimo compartimento, e Dodamante l’italiana nel mezzo. Non mi trovai bene: l’americana calzava le sue scarpe lordando i sedili del convoglio, il mio letto era cosparso di macchie rosse, e il passeggero russo restava confinato nel silenzio.
Al primo controllo di frontiera ci fermarono due ore: la polizia georgiana sequestrò i passaporti. Il treno fu fermo tra campi verdissimi, un decrepito edificio che segnava la fine dello stato e cani, molti cani e cuccioli di cane che si aggiravano affamati tra i binari. Il treno fischiava, imbizzarriva la locomotiva protestando per l’ingiusta attesa. Potei dunque esercitare il russo idioma con gli altri passeggeri scesi sulla banchina, e tale lingua veniva, con fatica, fuori dai recessi della mia memoria. Una ragazza saliva allora sul treno accompagnata dal padre, funzionari di frontiera si aggiravano d’intorno, i passaporti non tornavano e la sera ormai incalzava.

 

Il sorriso dei funzionari
del 30-07-2007

L’attesa finì d’improvviso. I passaporti furono riconsegnati sul treno con i timbri d’uscita e il convoglio riprese la corsa sbuffando. La terra di nessuno ci accolse tra le fronde e il cielo che incupiva. Le ombre si confondevano col cielo, quando entrammo in una stazione dall’aspetto assai diverso. Funzionari azeri salirono sul treno con grandi cappelloni dalle falde larghe, belli e austeri, guardarono qualche bagaglio - nulla nei miei - e chiesero notizie sul denaro. Quanti contanti, carta di credito, valuta? Ma quale valuta, rispose il povero russo. Solo rubli, rubli di Russia. Carta di credito, risposero gli americani.
Italiana, largo sorriso del funzionario. Avevo capito dalla tua faccia, disse, ancora sorridendo. Non mi chiese nulla. Ricordo molti sorrisi così, in quel viaggio, e ricordo anche che provai piacere - di più, una incredibile fierezza, inusitata per il mio scetticismo di allora - nel possedere un passaporto così poco pericoloso per il resto del mondo.
L’edificio che segnava l’ingresso in Azerbaijan sembrava splendido nelle luci della sera, e i suoi funzionari altrettanto impeccabili. Arbilone d’Ankara mi aveva scritto della corruzione dilagante in questo paese, e fui sorpresa. Duro il contrasto con i vicini georgiani; il controllo fu rapidissimo. A notte ormai fatta, il convoglio Tbilisi-Baku entrò ufficialmente nella Repubblica dell’Azerbaijan.

 

Un letto per dormire
del 30-07-2007

A mezzanotte suonata, il movimento dei passeggeri cominciò a spegnersi. Il gruppo degli studenti americani di medicina, consumata la provvista di alcolici, chiuse la porta del compartimento. Ubriaca, l’azera in babydoll, turista in Georgia e madre di tre figli rimasti a Baku, barcollava ancora in corridoio. Il russo e i due americani del mio compartimento erano ormai in catalessi, quando la loro porta fu aperta d’improvviso. La cuccetta numero tredici, la mia, era occupata dal giovane Charles, a cui avevo chiesto di fare un cambio per poter dormire più in alto - anche prima del mio noviziato, soffrivo nel dormire schiacciata da un letto sovrastante. La cuccetta superiore, quella pulita, era presa dalla zoccoletta americana. Sì, fu antipatia reciproca, da quando le dissi di non mettere la suola delle scarpe sui sedili del treno:

- Tanto è tutto sporco! rispose, noncurante.

Il letto rimasto libero, in alto, era divenuto il deposito degli oggetti non usati dagli altri e dei guanciali immondi, ed era ufficialmente di Charles, prima del cambio. Strana persona, giovane lievemente spastico, ex giornalista, studente di business negli States, lo avevo già incontrato nel viaggio tra Turchia e Georgia. Strana fatalità, ci ritrovammo ancora su quel treno azero. Strana fatalità, non diventammo amici.
Il responsabile del vagone, con i suoi glauchi occhi azzurri, fece cenno a Charles. Via da lì, dicevano quegli occhi, non è il tuo posto. La porta aperta all’improvviso risvegliò la zoccoletta.

- Charles! urlava. Charles deve restare qui, non va da nessuna parte!
- Niet! No! gridavo io all’addetto al vagone. Non voglio quel posto!
Ho chiesto io questo cambio, e fremevo perché non avrei potuto spiegarlo all’uomo dagli occhi azzurri, né in russo né in turco. Così continuai a dire:
Niet! No!, e la porta del compartimento si richiuse.

Mi rassegnai a passare la notte in piedi. Il responsabile del vagone vicino, dove c’erano posti, non mi volle, e poco capii del motivo. L’uomo dagli occhi azzurri le tentò tutte per farmi felice, con i mezzi a sua disposizione. Guardò ovunque, nei compartimenti, svegliò diverse persone nella ricerca, e infine trovò. Verso l’una, disse, un gruppo scende a Ganja, e avrai un letto pulito. Lenzuola gratis.

Lenzuola: era questo il suo principale lavoro e introito, così almeno mi parve di capire. Le forniva ai passeggeri per cinque lari georgiani.

- U minià iest pastiel, ce l’ho le lenzuola, gli avevo comunicato all’inizio del viaggio.

Ricordo che vidi un lampo di improvvisa delusione smorzare l’azzurro di quegli occhi, e mi morsi le labbra per ricacciare indietro le parole. Felice la Cavalletta, pensai, che viaggia sola e ben legata tra i sacchi del vagone bagagli, ed è tutto ciò che le serve, insieme a una buona manutenzione. Io devo ancora imparare la manutenzione delle parole.

 

L’allegra brigata della notte
del 30-07-2007

Nelle mie notti nel chiostro, ora che godo della felice libertà del sonno duro delle suore, ripenso spesso alle notti incerte di quel viaggio. Incerte per il luogo, per i desideri irrisolti, per la scarsa pulizia. Incerte per l’esaltazione e la bellezza che ne turbava il sereno svolgimento. L’incertezza del giaciglio mi regalò talora l’aiuto gratuito e l’amicizia di molte splendide persone, per nulla intimorite dalla stranezza delle mie richieste.
Aspettando quel letto, mi ritrovai seduta in un compartimento di sole donne, due giovani e due di simil viso, ancorché più anziane. Dilara e Farida, con le madri rispettive, tornavano da una breve vacanza in Georgia. Tbilisi era loro piaciuta, così verde, pulita e simile all’Europa. Quest’ultimo pensiero lo espressi io, che con difficoltà mi spiegavo tanta inusitata passione per una città che mi aveva quasi intimorito, con la lacera dignità dei mendicanti anziani e le nuvole di rumore dei suoi viali.
Dilara sciolse le lunghe trecce di bronzeo fulgore innaturale; la bruna Farida era seria e dolce come la madre, solo non possedeva la dentatura d’oro che la genitrice mostrava senza fallo. Erano laureate in medicina, le due giovani azere, e l’una - Farida la pediatra - lavorava all’università di Baku, l’altra - Dilara la dentista - si dedicava piuttosto alla confezione di bijoux fantasia (www.miplacer.narod.ru). Me ne regalò uno, bello, occhiuto di perline contro l’occhio malvagio della sfortuna, e ancora oggi lo indosso con piacere, sotto la tonaca.
Mi ritrovai dunque in questo compartimento così gaio e mi dimenticai del letto. Una donna che parlava turco si unì al gruppo, non ricordo quando entrò. Fu lì, il vispo sorriso che non tradiva l’età d’una pensionata. Non mi venne mai di pensare a lei, in seguito, come a una donna di settant’anni, che forse faceva fatica a tenere il passo dell’allegra brigata. Era talmente giovane, nelle sue simpatie e idiosincrasie. Helen, l’australiana, aveva eletto la Turchia come paese dei sogni, ne aveva imparato la lingua, aveva lavorato con gli immigrati turchi, aveva battuto il paese in lungo e in largo, e ora si lanciava a esplorare il Caucaso, con un’amica che quella sera sul treno non si mostrò. Dormiva.


 

Il letto conquistato
del 30-07-2007

Il cicaleccio notturno terminò quando l’uomo dagli occhi azzurri mi consegnò il posto: uno scompartimento intero, pulito e fresco, solo per me. Chiusi la porta e fui cullata dall’aspro scalpitare delle ruote sui binari. Da sempre, il movimento d’un convoglio mi introduce al sonno, e fui felice, quella notte, così sballottata dal mare della ferrovia.
Al mattino, prestai alla zoccoletta la cabina perché potesse cambiarsi al riparo da occhi molesti d’uomo. Non mi ringraziò. Pagai le mie lenzuola all’uomo dagli occhi azzurri. Dilara tradusse per me: si meritava i soldi e tutti i miei ringraziamenti. L’uomo fu assai contento. Il treno marciava piano e il paesaggio si era fatto brullo, tra plaghe desertiche e cespugli radi. Una strada sottile correva in controcanto con la ferrovia. Pensavo di vedere laghi di nafta e lande desolate, fumi e vampate di torri petrolifere, liquido nero ruscellare ovunque, e fui delusa. Era certo diverso dal verde georgiano, ma nulla di demoniaco mi apparve allora.

 

Lo sbarco a Baku
del 30-07-2007

Arrivammo infine alla stazione di Baku. Recuperai la Cavalletta dal vagone bagagli e la caricai di tutto punto. Mi aiutò Jo, al secolo Giuseppa, che comparve quel mattino al fianco dell’australiana Helen (quest'ultima nella foto, con Dodamante e la Cavalletta). Mi parlò nell’italico idioma ereditato dai genitori emigrati laggiù, nel continente australe che si faceva più vicino.
Ricordo che ero allegra, eccitata: avevo fatto un bel viaggio, riso e dormito, quasi diciassette ore per meno di seicento chilometri, e ne avrei fatte ancora. Nuove amiche, e la sotterranea speranza d’un amore bakuano: il cavaliere Arbilone d’Ankara veniva alla stazione, e mi portava con sé. Oggi che so quanto quelle aspettative furono deluse, mi rattristo ancora per come andarono le cose. Nel mio animo placato di suora, ancora non comprendo cosa spinse Arbilone d’Ankara ad abbandonarmi con la Cavalletta nell’oscura notte del porto di Baku, dieci giorni più tardi, in attesa di una nave che non veniva.

 

Note tecniche
del 30-07-2007

Treno Tbilisi-Baku
tutti i giorni, partenza ore 17.15
cuccetta di seconda classe
(compartimento per 4 persone): 40 lari
trasporto bici: costo negoziabile sul treno, pagati 5 lari
1 euro = 2,25 lari (www.viaggiatori.net/pagine/monete/
GEL.php)

 

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