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I turbamenti di Dodamante a Baku
Dalle memorie di Suor Deodora – parte seconda
Blog di DODAMANTE
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Passeggio quotidiano
del 14-08-2007

Comunque sia, furono giorni intensi, di vento e di pioggia. Sul convento impazza la tempesta, stanotte, e il cigolio dei battenti mi impedisce il sonno. Ah, beata la stanchezza di quei giorni bakuani, quando scoprii a poco a poco la città, e fui felice di possedere quelle strade buie, quei viali affollati dal passeggio quotidiano, le bancarelle di libri e di colori – regalai ad Arbilone una scatola di pastelli, perché coltivasse la sua passione, chissà se mai li usò.
Mi impressionò il cantiere aperto della città: lavori d’edilizia ovunque, le vecchie casette a un piano che debolmente resistevano all’avanzata dei nuovi grattacieli. Dall’alto della cucina di Arbilone, al quarto piano d’un gigante semivuoto, i tettucci d’amianto delle casupole diroccate lasciavano vedere, dabbasso, piccole greggi da cortile.

 

Baroni del petrolio
del 14-08-2007

Non fu tanto il cuore antico di Baku che mi attrasse, ed era pur bello come uno scrigno nuovo, con la sua torre Qız Qalası piena d’enigmi e di leggende, e il forte palazzo di Shirvanshah del secolo quindici dell’era cristiana, tutto di donne alla biglietteria e vuoto d’anime in quel giorno. Fu piuttosto l’atmosfera festosa dei viali moderni e la sfilata dei palazzi dei baroni del petrolio, che vollero abitare Venezia, o il gotico francese, o altri stili, pur rimanendo a Baku, nell’epoca che fu prima del Soviet.
Quando l’Armata Rossa arrivò nella bianca città dal mare nero, nel 1920, uno di quei baroni non si rassegnò. Murtuza Muxtarov sparò ai bolscevichi nell’attimo che furono dentro la sua porta, poi l’arma rivolse a sé. Il suo immenso palazzo servì, da allora, a rendere unite in matrimonio le coppie giovani dell’impero del Soviet. Quando questo si estinse, l’edificio ancora si usò per tale scopo. Lo vidi un giorno, addobbato d’impalcature (nella foto), e capii che neppure questo si sottraeva al generale lifting che colse Baku al tempo del mio viaggio con la Cavalletta.

 

Il potere del segno
del 14-08-2007

Non seguii molto l’allegra brigata del treno nei peripli fuori città; Arbilone e la scrittura richiamavano tempo. Rimasi dunque quasi sempre a Baku. Però ricordo una giornata d’eccezione, in quel di Qobustan con le due australiane, meno di 60 chilometri a sud-ovest della grande città. Da quel villaggio servì un taxi che ci portò tra cespugli radi e fiori secchi, un paesaggio pietroso di spoglie colline e desolate. In tanta aridità che un tempo non era, mani antiche incisero sulla pietra figure umane a caccia, lanciate nella danza, grassi bovini, capre e navi, e ancora pensai all’arte del disegno che da millenni lasciava le sue tracce. Sulle pareti rocciose delle caverne quegli uomini, o forse donne, avevano voluto fissare i momenti indelebili d’un quotidiano greve di fatica. Non era necessario alla sopravvivenza, quel segno sulla pietra, eppure vollero ricordare così l’emozione d’un passaggio, d’una cerimonia, d’una caccia fruttuosa.
Ripenso a quelle scene, nelle mie notti insonni nel convento, quando le consorelle non vegliano più, nell’ora in cui si approssima la luce del giorno. Penso al potere della scrittura, e del segno sul vuoto ch’è dell’artista, quando d’intorno tutto si fa secco. Era riarso, d’intorno, a Qobustan, ma quei graffiti accesero molte fantasie. La guida del piccolo museo, lassù, in mezzo ai desolati massi, scoperse la bellezza e la vetustà di quelle tracce, e fu entusiasta cantore della storia antica di quelle terre (Latif, nella foto: latifhasanli@mail.az, tel. cellulare ++994-50-340.62.00, casa ++994-12-431.62.87).

Ripenso alle tele di Arbilone, che amava ritrarre gli animali, seppur non li cacciava come quei progenitori.

- Regalo i miei disegni alle prostitute, mi disse un giorno, che sono con me. È un rapporto chiaro, senza aspettative, preferisco così, mi disse ancora.

E rivedo allora la desolazione di quella bilancia, in un angolo della stanza da letto di Arbilone a Baku.

- Sono troppo vecchio e troppo grasso per il tuo viaggio, così mi scrisse una volta.

Non me n’ero accorta.

 

Bagni intorno al Caspio
del 14-08-2007

Quella giornata a Qobustan arse dunque di molte fantasie. Fummo in mezzo al fango che eruttava: gas, acqua e ancora fango da crateri lunari di piccoli vulcani da bambini (www.travel-images.com/az-mud-volcanoes.html).
Come bambini sguazzammo nella melma e ci lordammo allegramente. Poi finimmo al mare, sulla spiaggia gialla del Caspio che accolse le nudità delle australiane e rifiutò le mie. Temevo le acque poco chiare di quel mare; ma forse mi sbagliai, perché di lì a poco mi avrebbe accolto in una traversata memorabile.

 

Città del fuoco
del 14-08-2007

Furono questi gli ultimi scampoli della ricca stoffa di Baku. Vidi ancora un tempio del fuoco, ricostruito negli ultimi secoli a Suraxanı, sobborgo della grande città (nella foto, www.travel-images.com/az-surakhany.html). Divampava nella calda giornata, tra i tettucci ondulati del sempiterno amianto. Vidi una splendida profusione di tappeti adornare le sale fresche del museo di stato, un tempo intitolato a Lenin. E vidi l’ufficio postale, il giorno in cui fui pronta per partire con la Cavalletta.

 

Avventure postali
del 14-08-2007

Cariche di troppo peso, salimmo i cinque gradini che conducevano all’ingresso dell’ufficio postale. La Cavalletta si impennò, forse non voleva andare. La spinsi con forza, e per tutta risposta mi sferrò una ruotata sullo stinco. La ruota se ne andò da sola verso la strada. La Cavalletta senza zampa si inclinò su un fianco e restai immobile col peso addosso, impotente.
Due uomini seguirono la scena, muti. Passò un interminabile minuto, poi vennero in soccorso quattro mani: due per il manubrio, due per la ruota. Tutto tornò a posto, ed entrai trionfante nell’atrio enorme dell’ufficio postale dove si vendevano buste con francobolli, cartoline e penne. La Cavalletta attirò subito l’attenzione, carica e colorata, le toccarono le ruote e mi sembrò fiera come un giovane pavone. Fu sorvegliata e vezzeggiata per tutto il tempo che impiegai a sbrigare la mia corrispondenza. Il direttore dell’ufficio postale mandò un impiegato a invitarmi per il tè. Mi dispiacque rifiutare, ma l’ora s’approssimava del mio imbarco sul grande lago Caspio, e dovetti correre al porto, a mezzogiorno.

 

Al porto di Baku
del 14-08-2007

La prima volta, quel giorno, al molo mi portò presto Arbilone. La nave non c’era. Dovetti allora tornare a mezzogiorno, e la nave non c’era. Mi dissero: vieni alle sette di questa sera. Così feci: la nave non c’era. Mi dissero: domattina alle otto.
Come se fosse oggi, ricordo quell’attesa, e il trepidante stupore di quel porto che nulla segnalava come tale. Quando capii che quella notte avrei aspettato ancora, chiamai Arbilone. Ora che sono in pace, nella mia tonaca, non posso dirmi ancora esente dal turbamento che provai allora. Di più, l’acre dolore dell’abbandono, la triste caduta delle fantasie amorose, l’amicizia tradita dal rifiuto.

- Vengo, disse dapprima. Ma poi richiamò.
- Non vengo. Non è la mia avventura. Troverai di certo una soluzione intorno al porto. Ho bisogno della mia privacy.

I camion in attesa dell’imbarco erano allineati, silenti e mostruosi, nell’oscurità della via del porto. Mi avviai tristemente, a piedi, spingendo la Cavalletta con le due mani. Ora so che fu una notte di straordinario splendore, per l’intensità delle emozioni che mi toccarono.

 

Note tecniche
del 14-08-2007

Per informazioni sul valore della moneta azera (manat): www.viaggiatori.net/pagine/monete/AZN.php

Nella foto: spiaggia del mar Caspio vicino a Qobustan

 

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