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Notti del Caspio
Dal diario di viaggio di Dodamante
Blog di DODAMANTE
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Timidezze navali
del 19-08-2007

Su questa nave immobile, molto si muove di speranze e fantasie. I praticanti dell’Accademia navale mi incrociano nel salottino ove leggo e sogno di improbabili amori da viaggio. Nella sera ormai alle spalle, cercando un letto più pulito, ho trovato la porta aperta di Alex il rumeno. Mi ha offerto il suo giaciglio, in cambio del mio. Si è alzato, mi ha guardato con l’azzurra innocenza dei suoi occhi, uscendo dalla cabina in boxer, il giovane braccio tatuato. Ho ripercorso altri turbamenti di questo viaggio, e tutti gli stereotipi che fanno la celebrità dei marinai. Ma ero io a essere turbata, attratta da quel corpo a nudo di parole.
Degli altri praticanti, solo Akim rimane forte nella memoria. Per il suo perfetto inglese, la sua lucidità di intenti – raccontò della scarsa sicurezza a bordo delle navi, e di una che colò a picco nel Caspio, nel 2002, andava a Baku da Aktau in Kazakhstan, si chiamava Mercury Due. Tutti gli altri erano giovani, curiosi, e mi riempirono di domande. Su Roma, il presidente e il papa, la scuola italiana, il viaggio, le foto che avevo fatto. All’arrivo si dileguarono tutti nelle loro cabine. O forse io non li notai più, catturata dalle incombenze dello sbarco. Ultimi vidi gli occhi timidi del piccolo rumeno, e ne fui a mia volta intimidita.

 

Fronte del porto
del 19-08-2007

Rollano i motori alle sette di sera, e capisco che l’attesa è finita. La musica, il vento e i sogni di questa giornata navale mi restano incollati addosso, faccio fatica a distaccar-mene. Il cielo si oscura mentre entriamo in porto, ma non ci sarà un’altra notte sulla nave. Eppure tutto è lento, lentissimo. La nonna è stanca, la britannica Helen smania per liberarsi di questo mare, e la sua insofferenza mi colpisce dolorosamente. Io vorrei quasi che mi respingessero alla frontiera, a tutte le frontiere terrestri, e mi costringessero a girare in moto perpetuo intorno al Caspio.
Le luci di Turkmenbashi sono incollate al ventre della nave, ma nessuno scende. Arriva il medico del porto, si passa in fila al controllo. La giovane dottoressa turkmena fa poche domande, restituisce i passaporti. Le nove, le dieci di sera. Tutti attendono nel garage, pronti per la discesa sulla terraferma. Il segnale non arriva.
La Cavalletta sta benissimo, uno dei suoi viaggi migliori. Malika mi aiuta a rimontare le sacche, uno dei marinai sorregge il manubrio. Il villaggio del cargo sta per dissolversi e forse sono l’unica a voler prolungare quell’attesa.
Meri dice: fuori c’è mio fratello con la macchina, possiamo portare te e la Cavalletta fino ad Ashgabat, la capitale.

 

Ultima notte sul Caspio
del 19-08-2007

Le undici. Se passa la mezzanotte, guadagno un giorno per il mio visto di transito di sette giorni.
Fa quasi freddo. Appoggio la Cavalletta sulla grata che ci separa dall’uscita del porto.
Cerco un bagno. Non c’è. Mi eclisso dietro un angolo buio, un militare dagli occhi stretti, faccia piatta, mi viene dietro.

- Tualet, dico. Capisce, si allontana.

Mezzanotte.

Fame, una fame nera. Nulla da mangiare, solo mezzo litro d’acqua. L’una. Una bambina piange, ha sete. Sparisce il mezzo litro.
Il lasciapassare di Parigi funziona. Molte carte da firmare, il visto.
I doganieri non sono molto interessati a frugare nelle tasche di una vecchia bicicletta. Alle due di notte, entro ufficialmente nello stato del Turkmenistan con la Cavalletta. Un mezzo busto d’oro del vecchio presidente accoglie i passeggeri in transito.
Nessuna traccia di Meri, né di suo fratello.

Non dormii nel porto, questa volta. Mi salvarono gli inglesi. L’agenzia turistica a cui si erano affidati gli aveva riservato un appartamento nella città di Turkmenbashi: mi offrirono un comodo divano, e una zuppa calda. La guida che li attendeva da due giorni non fu molto felice della mia intromissione, ma nulla poté opporre alla loro gentilezza.
Ci salutammo al mattino seguente, e cominciò l’avventura turkmena in cui la Cavalletta tornò protagonista.

 

Note tecniche
del 19-08-2007

Biglietto della nave Baku-Turkmenbashi: si acquista nel porto (circa 60 dollari; 10 dollari in più, a bordo, per una sistemazione migliore). Le biciclette viaggiano gratis.

Il molo per l’imbarco non è segnalato. Chiedere informazioni nell’edificio principale del porto di Baku.

 

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