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Le ultime meraviglie del Turkmenistan
Dal diario di viaggio di Dodamante
Blog di DODAMANTE
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L'enorme mare dell'Amu-Darya
del 07-09-2007

Il giorno seguente, ci restava un dollaro in moneta turkmena. Non era sufficiente per andare al confine in vettura: ce ne chiesero cinque. La Cavalletta scalpitava: voglio correre, pedalami, dicevano i suoi
fanali. Ero titubante: nessuno sembrava conoscere con precisione la distanza tra la citta' di Turkmenabat e la frontiera con il paese degli Uzbeki. Ottanta chilometri, cinquanta, venticinque, mettemmo insieme molte risposte diverse e contrastanti.
Se la Cavalletta si azzoppa, cosa faccio? E' l'ultimo di' del mio lasciapassare turkmeno. Questo pensavo, ma la Cavalletta sembrava in ottima forma, e voleva andare.
Andammo.
Prima ci fu la barriera che chiudeva la zona speciale di Farab, ove le vetture a motore devono pagare un pedaggio. La Cavalletta non pagava nulla, ma l'impiegata non lo sapeva. Ci fece aspettare qualche minuto, telefono', poi si scuso' e ci lascio' andare. Galoppammo per mezzo miglio. All'improvviso ci si paro' davanti un fiume immenso che sembrava un enorme mare limaccioso, fatto di liquida fanghiglia. L'ampiezza di quella distesa d'acqua chiamata Amu-Darya mi impressiono' alquanto. Era li' un ponte metallico, la connessione tra le sue parti era imperfetta, ma le ruote della Cavalletta non ne ebbero danno. Passammo lentamente su quel ponte tremebondo che quasi sfiorava l'acqua, e fummo su una via bordata di masserie e frequentata da molte altre cavalcature simili alla Cavalletta.

 

Rifornimenti di frontiera
del 07-09-2007

Ci fermammo vicino a un filare ricco d'uva: era l'ora del pasto del mezzodi', era caldo, e le nostre scorte erano minime.
Guardai il filare con cupidigia. In quella, un gruppo di donne ci chiamo': volevano invitarci al desinare.

- U minia' ni iest vremia, non ho tempo, dissi. Devo andare presto alla frontiera, oggi.

Arrivo' allora, dalla masseria retrostante, una scorta di pane, acqua frizzante dallo strano colore verde, piccoli involtini dal carnoso ripieno.

- Per il tuo viaggio, dissero le donne.

Uomini e donne della masseria furono lieti di posare insieme per le foto che feci loro, a parziale ringraziamento di tanta gentilezza.

 

Incontri stradali
del 07-09-2007

Ripresi a cavalcare sulla via; a tratti qualcuno mi accostava. Vi furono due giovani cavalieri turkmeni dagli splendidi velocipedi decorati. Fecero con noi qualche chilometro, e poi disparvero (foto in fondo, nelle "Note tecniche").
L'acqua verde delle donne non mi piaceva. Ne cercai della bianca sulla via. Trovai infine il furgone di Aziza, e feci scorta. La strada era buona, la calura sopportabile.
Il meriggio si inoltrava, e della frontiera nessun sentore. Nulla, nessuna indicazione mostrava l'avvicendarsi dei chilometri; qualche masseria, pochissime vetture. Sulla man destra apparve d'improvviso una locanda per i viaggiatori di passaggio. Appoggiai la Cavalletta a un albero, ed entrai.

 

Vodka e pesce fritto
del 07-09-2007

Chiesi del riso con verdure, per non turbare troppo l'affaticato mio stomaco. In quella, una famiglia s'accomodava al desco che era accanto, e mi invito' a gran voce.

- Pesce di fiume fritto, mangiate, prego!

E vodka, vodka per brindare al viaggio, all'Italia, alla salute di tante e tante ignote parole che in russo accompagnarono quell'allegra libagione sulla via della frontiera. Alle tre suonate mi sottrassi infine al perdurare del brindisi e rimisi la Cavalletta in strada. Dieci chilometri restavano, forse meno, ma furono duri.

 

Una cavalcata solitaria
del 07-09-2007

La strada era una lunga riga dritta, nessuna dimora; un canale d'acqua correva parallelo alla via, sulla man destra, e arginava il deserto. Nessun veicolo a motore passo' per molti, lunghissimi minuti. Fummo respinte dal vento, che ci alito' addosso per tutte le ultime miglia.
Comparvero delle pietre miliari, o almeno sembravano tali, ma nulla vi era inciso sopra che fosse numero. Vi era invece un reggipetto bianco di donna, poi uno nero, poi nulla. Chissa' chi li aveva
appesi in questo tratto di strada desolata, per propiziare quali sogni, quali fantasie di frontiera. Mi strapparono un faticoso riso che risuono' strano alle mie proprie orecchie.
Il vento non cessava; un asino, fermo sul bordo della strada, ci guardo' con compassione, nessuna manifesta presenza di vita umana che lo accompagnasse.
Transito' una jeep che veniva dalla frontiera, e agitai le braccia. Si fermo'.

- Skolka kilometer graniza Uzbekistan?
- Tri, rispose il tipo al volante, e mi sorrise.

Recuperai il fiato, e mi sentii meglio.

 

Bici di confine
del 07-09-2007

Comparve infine, inaspettata, verso le cinque del meriggio. Furono gli autocarri fermi in fila, le donne sedute sulla riva del canale che cambiavano denaro turkmeno con quello uzbeko.

- La frontiera! gridai, e spinsi sui pedali.
- La frontiera! ruggirono le ruote della Cavalletta.

Passammo la prima barriera. Al controllo turkmeno guardarono il mio passaporto. La Cavalletta attendeva, silenziosa, appoggiata a una parete. Sapeva che l'avrebbero forse ispezionata a fondo, e
aveva paura: c'era il tappeto rosso, nelle sue sacche (vedere il blog precedente).

- Adriano Celentano! disse il doganiere con un largo sorriso, e mi restitui' il passaporto.
Null'altro mi chiesero, e la Cavalletta fu accompagnata dall'allegra benevolenza dei funzionari di frontiera che nulla toccarono dei suoi equipaggiamenti. Passai in dieci minuti, e fui nel paese degli Uzbeki.

 

Nel paese degli Uzbeki
del 07-09-2007

Il medico di frontiera mi fece qualche domanda. Malattie, marito e figli, poi mi congedo' con una poderosa stretta di mano. Dovetti scrivere quanto denaro portavo nel paese, e il mio lasciapassare fu timbrato.
Trovammo subito un uomo grasso con un'annosa vettura che andava a Bukhara, cosi' ci disse almeno, cento chilometri lontano da quel confine. Ci prese, la Cavalletta nel bagagliaio. Cambiammo a meta' strada con una vettura piu' potente (nella foto), e il trasbordo fu agevole.
A Bukhara annottava, quel di' quando arrivammo. E nulla sapevamo della citta' e delle sue locande.

 

Note tecniche
del 07-09-2007

Hotel Gagarin, Turkmenabat
(10 dollari a notte, si trova accanto all'hotel Turkmenabat che ne costa 45, l'indirizzo non e' necessario, basta chiedere in citta')

Una carta geografica del Turkmenistan si trova
nel blog "Notti del Caspio"

Per altre informazioni sul Turkmenistan,
vedere il blog precedente

Nella foto: cavalieri turkmeni

 

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