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Le ruote di Pechino (Beijing)
Una Cavalletta nella capitale della Cina, parte seconda
Blog di DODAMANTE
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Bici e falene
del 31-07-2008

- Nella loggia di Wei Yu Zhai, continua Dodamante, ove un tempo si compivano i riti taoisti, l'unico rituale in voga, ora, pare quello del commercio. Da lì sortiva la donzella col gelato. Ho veduto toelette a quattro stelle, benché non l'abbia ammirate nell'interno; un mirabile giardino verso nord, di pietre artificiali ricco, vialetti e padiglioni ameni. Bellezze di sembiante americano e monaci buddhisti erano immortalati assieme, sul fondo dei rami intrecciati di cipressi aviti. M'ha colpito la smorfia della donna: sembrava faticasse a reggere il sorriso che doveva farsi schietto, all'occorrenza. Pure, ti stupirai: v'era una bicicletta.

- Il velocipede di Pu Yi, l'ultimo imperatore della Cina!

- Non credo, mia cara. Stazionava solo, sulla spianata della prima corte. Forse il velocipede del custode, giacché s'avvicinava l'ora della chiusura serale. O pure, quello d'un operaio, o d'un giardiniere come fu Pu Yi nell'ultimo tempo suo. La Città non si fa proibita neppure pei cicli, oramai! Non che mi dispiaccia, in questo caso, ma... non mi stupirei, se un dì vi trovassi piste speciali pei gruppi di visitatori in bicicletta.

Che meraviglia! Vorrei lanciare un fischio colle antenne-freno, ma il cipiglio fosco che Dodamante pinge sul viso mi trattiene.

- L'unica cosa che molto m'ha interessato, invero, è la mostra sulla vita di Pu Yi, colle foto antiche e la storia dell'educazione sua, tra la dottrina di Confucio e i corsi del precettore britannico, nella Città che gli fu reggia e prigione sino all'adolescenza (http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761573446/ Pu_Yi.html; http://it.wikipedia.org/wiki/L'ultimo_imperatore).

S'ammutolisce, Dodamante; e siamo sulla piazza, a Tian'anmen. Pochi gli umani, accanto al mausoleo di Mao che s'ingiallisce di luce. Gli occhi levati al cielo, ella sospira; lo sguardo suo, da truce si fa lieto. Volgo le antenne mie verso quel punto. S'alzano, minuscoli in colonna, appena percettibili nel buio, come falene infilzate da un raggio luminoso. Tre o quattro umani, in basso, ne tengono le fila. Gli aquiloni! Sorride, la cavaliera mia, e lì s'appressa.

 

Astronavi, falsi e tradimenti
del 31-07-2008

Che dire ancora, di Pechino: m'ha preso a tradimento, Dodamante, la sera che finiva quel congresso del partito comunista cinese. Attorno a Tian'anmen ancora ha voluto condurmi.
Dietro il palazzo austero, ove quei grandi si giocavano il futuro della Cina, v'è un edificio che pare un'astronave, che sia per strana sorte giunta, da spazi siderali, nel cuore di codesta capitale. La cavaliera mia m'ha detto che d'un teatro si tratta: anzi, del grande teatro nazionale, cittadella dei teatri, che Pechino abbellisce per l'onor dei Giochi. Sembra sia capolavoro, di titanio e vetro, d'un importante architetto di Francia (www.paul-andreu.com/pages/projets_recents_01.html). Certo strano mi sembra, codesto guscio iridescente ove entrata non vedo. Stagna nell'acque ferme d'un fossato novo; tanto diverso pare dall'edificio colle bandiere rosse ch'ivi il fianco gli porge! Quello m'atterisce, questo mi confonde: entrambi non amo punto. Dodamante mi ha condotto per ampio giro attorno all'astronave: l'interno a me si barra, e forse anco agli umani, giacché la cavaliera più oltre mi ha sospinto, sul lato opposto della via. Ivi si faceva una casa che pareva antica, cioè, non che si restaurasse: si costruiva allora, così m'è parso almeno (foto sotto), con lo stile delle vecchie case grigie su cortile ch'avevo veduto negli hútòng.

- Tanti di vicoli e di case antiche sono andate perdute: non solo al tempo dei picconi, e delle ruspe che vide Tiziano, ma pure in codesti anni ove Pechino pei Giochi s'è rifatta! Migliaia e migliaia d'abitanti hanno dovuto lasciare autentiche vecchie dimore per allargare le periferie della capitale: credevo che solo giganti d'infinita altezza avessero inghiottito le macerie delle vecchie casette a un piano. In vece, ecco la novità del falso antico: a che serve la storia, o Cavalletta mia, dimmi, a che serve?

M'è dispiaciuto che Dodamante paresse così afflitta. Forse ella sbagliava: magari, in quel loco, erano le case vecchie solo rimesse a lustro, ora, per il buon gusto dei nuovi ricchi di Cina che riscoprivano il bello della storia. E poi, sempre in codesto paese c'è stata abitudine a rifare l'antico, perché l'architettura non deve farsi eterna, il legno è fragile, e il tempo lo divora. L'uomo cinese non sopravvive alla sua morte nei monumenti o nelle cose ch'egli lascia immobili, ma nella memoria d'altri umani, per il tramite della scrittura. Dovrebbe saperlo, Dodamante, giacché da lei codesta scienza m'è venuta. Perché ora s'affligge, e non ricorda?
Pure, non ho potuto controbattere, perché ella subitamente m'ha annunziato: partiamo questa sera. Ho atterrato le ruote: che delusione! E pure, tradimento! Di Giochi, e ancor di amene cavalcate per le vie notturne di Pechino, più non si discute. E come sempre, la decisione sua, il mio volere ignora.

 

Denti in gabbia
del 31-07-2008

Per ultimo, ho veduto un giardino. Dodamante m'ha legato fuori, all'inferriata, dacché non potevo entrare, come di consueto. Ella però non prova a chiedere, all'ingresso, se per me è consentito. Mi lega e va, nel mezzo delle fronde ch'amo io pure. Pensa mi basti il suo racconto, forse. Ma l'avventure, sentirle riportare non m'aggrada: altrimenti mi sarei trattenuta alla rimessa, sulle mediterranee rive, alla grazia delle poche parole dispensate da altro cavaliere o cavaliera mia. Pure, mi fermo e m'aggiro irata, oggidì, per via di codesta partenza proditoria. Abbandonare Dodamante e mettermi ai servigi d'un cavalier cinese, o d'una cavaliera pur locale, che ancor mi spinga per le notturne vie di Pechino, in gioiosa festa di luci e di cavalcature? Aspettare così il tempo di quei Giochi a cui Dodamante non tiene? E ancora, cavalcare attorno a quelle torri ove si battevano i tamburi e la campana, ai laghetti che irradiano nel buio la vita mondana della sponda; andare al trotto tra i giganti colorati, nei vicoli d'antico odore... D'un tratto, rammento l'arduo carico di tante cavalcature di mia specie, nelle strade di Cina: s'ammutolisce il pensier mio, e piego la cavezza sul selciato.
V'è quasi nebbia, al dì presente: l'aria s'è fatta fosca, come l'umore mio. D'un lato vedo passare i cicli e le vetture; dall'altro, uno sprazzo di verde nel giardino. Assorta, quasi mi spavento: due mani mi sollevano in aria.

- Andiamo, o Cavalletta mia: è l'ora di riprendere il basto alla locanda. Male ti saresti portata, nel parco di Jĭngshān ove molto si sale verso il cielo, sulla collina che s'è fatta per la terra accumulata dal fossato della Città Proibita. Poco si distingueva, lassuso, della villa imperiale che lì sotto si stende: una coltre di bruma la copriva. E il cicaleccio degli umani copriva ogni silenzio. V'era una folla, a tratti, che danzava; altri s'esercitavano nel canto. Pure, il giardino era tenero d'erba e, su di un lato, provvido di fiori. Sai che amo orinare tra le fronde: m'accingevo all'uopo, quando un uomo della sorveglianza m'ha sorpreso, stupito forse di codesta barbarie d'occidente. Le braghe ho sostenuto; per ricalarle, quando l'uomo s'è sottratto alla vista.

Nella sera, le fauci d'un torpedone m'hanno divorato. È stato un accomodamento faticoso: ci entravo di misura. Dodamante m'è parsa scoraggiata, a un tratto. M'hanno rovesciato, ruote in aria. Due cani, imprigionati nella gabbia, arrotavano i denti accanto al mio telaio. M'hanno rimesso dritta. Infine, ho piegato il manubrio; il portello del convoglio andava giù, piano.

- Dove andiamo? ho gridato a Dodamante, dall'ultimo spiraglio.

- Man... Mon...

- Non ho capito! Nulla da fare; il portello della stiva s'è chiuso. Mi piace l'avventura, ma sempre vorrei conoscerne la meta.

 

Note tecniche uno
del 31-07-2008

Per informazioni sul valore della moneta cinese, vedere le Note tecniche del blog “Cose turche di Cina”.

Per il pernottamento a Pechino: Forest & Land Hotel, non lontano dal Beijing Saga International Youth Hostel (che si trova al 9 Shijia Hutong). Chiedere indicazioni, mostrando la foto qui accanto, sulle vie Neiwubu Jie oppure Dengshikou Dajie. Camera doppia con bagno: 180 yuan, costo negoziato.

Il Palazzo d'Estate (Yíhé Yuán) è circa 12 km. a nord-ovest del centro di Pechino. Senza bicicletta, ci sono varie possibilità di trasporto. Si può arrivare in metropolitana fino alla stazione di Xīzhímén (linea 2 o circle line e linea 13) e poi prendere un minibus o l'autobus 375.

Per andare al complesso del Tempio del Cielo (Tiāntán Gōngyuán), se si è sprovvisti di bicicletta, si può usare la metropolitana (stazioni Tiantandongmen più a sud, Ciqikou più a nord, sulla linea 5 che dovrebbe essere ormai ultimata). Per la moschea (Niújiē Lĭbài Sì), la stazione della metropolitana più vicina è quella di Changchunjie (linea 2 o circle line).

Per andare al tempio di Confucio (Kŏng Miào) e all'annesso Collegio imperiale (Guózi Jiān), la stazione della metropolitana più vicina è Yonghegong (linea 2 o circle line). La stessa fermata è valida per il tempio dei Lama (Yōnghé Gōng) da cui essa prende il nome.

Per recarsi alla Grande Muraglia, in località Bādálĭng, da Pechino, occorre scendere alla stazione della metropolitana Jishuitan (linea 2 o circle line). 500 metri a est di questa fermata si trova la vecchia porta di Deshengmen: da qui parte frequentemente l'autobus 919 per Bādálĭng (l'ultima corsa per rientrare in città è alle 18.30).

Per trovare libri in lingue occidentali a Pechino, e il giornale in inglese China Daily: Wàiwén Shūdiàn, 235 Wangfujing Dajie. A breve distanza, sul viale Dong'anmen Dajie, si trova il mercato notturno di Dōnghuāmén (aperto fino alle 22).

 

Note tecniche due
del 31-07-2008

Sulla piazza Tian'anmen:
http://italian.cri.cn/Panorama/Viaggiare/CHINA/Pechino/articoli/Piazza%20Tian'anmen.htm

Sulla popolazione di Pechino:
www.china.org.cn/english/China/234343.htm; http://en.wikipedia.org/wiki/Beijing; http://uk.reuters.com/article/environmentNews/idUKPEK4111620080122

Sul 17° Congresso del Partito comunista cinese:
www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2007/10/cina-congresso-pcc.shtml?uuid=bed646a8-7a5f-11dc-948f-00000e25108c&DocRulesView=Libero;
www.unita.it/view.asp?idContent=69921

Da leggere:

- Ryszard Kapuściński, In viaggio con Erodoto, Milano, Feltrinelli, 2005; nell'edizione Universale Economica, 258 p., in particolare i capitoli: «I cento fiori del presidente Mao» (pp.52-62) e «Il pensiero cinese» (pp.63-71). I fatti raccontati si riferiscono all'autunno 1957.

- Tiziano Terzani, La porta proibita, Milano, TEA, 2000 (1984), 272 p., in particolare il capitolo: «La morte dei mille tagli» (pp.25-65). I fatti raccontati si riferiscono all'inizio degli anni '80.

- Federico Rampini, Il secolo cinese, Milano, Mondadori, 2005, 350 p. Su Tian'anmen, vedere in particolare i capitoli: «La petizione all'imperatore» (pp.278-282) e «Libri proibiti, forse» (pp.283-287). Sul carbone in Cina: «Capitalismo a carbone» (pp.221-226). Sugli hútòng e sulle nuove architetture: «Nel cuore del centro del mondo» (pp.57-63) e «L'Eldorado degli architetti occidentali» (pp.64-69). L'autore è il corrispondente da Pechino del quotidiano «la Repubblica».

- Amnesty International, Droits humains en Chine, Paris, Autrement, 2008, 141 p.

- La pensée en Chine aujourd'hui, sous la direction d'Anne Cheng, Paris, Gallimard, 2007, 478 p., in particolare il capitolo: «L'invention des “religions” en Chine moderne» (pp.185-213).

- Confucius, Lao-Tseu, Tchouang-Tseu. Les textes fondateurs de la pensée chinoise, Le Point, Hors-série n°13, mars-avril 2007, 122 p. (lepoint@presse-info.fr).

- Michael Carrithers, Buddha, Torino, Einaudi, 2003 (1983), 110 p.

- M. Raveri, «Buddhismo» (pp.335-368), «Buddhismo cinese» (pp.369-377) e «Taoismo» (p.393-419), in: G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni, Roma-Bari, Laterza, 2003, 594 p.

- Mi Shoujiang & You Jia (traslated by Min Chang), Islam in China, China Intercontinental Press, 2004, 205 p.

 

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