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Il Cairo: Teheran 1979 o Teheran 2009?
di Alain Frachon, Le Monde, 11 febbraio 2011
Blog di TAHRIR CAFE'
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Nella foto di Abdelhak SENNA/AFP:
una manifestazione di solidarietà con il popolo egiziano il 4 febbraio a Rabat, Marocco
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Due vecchie figure della politica estera discutono la situazione in Egitto: l’idealista e il realista. Ecco un estratto di conversazione da cui si vede che i ruoli non sono necessariamente ben definiti.

Realista - La democrazia non si impone per decreto; non può essere introdotta dall’oggi al domani, come vorrebbero i vostri amici di piazza Tahrir. Mio caro, voi rischiate il caos!

Idealista - Questo tipo di ragionamento giustifica sempre lo status quo, le dittature a vita. Se Mubarak avesse prestato ascolto a quegli interlocutori che – già da dieci o quindici anni – lo spingevano a liberalizzare il suo regime, non si sarebbe arrivati a questo punto. Ma no, il rais rispondeva loro, invariabilmente: “Voi non conoscete nulla dell’Egitto!”.

Realista - Sotto la dittatura di Mubarak, vedo che il livello della vita non ha cessato di progredire. Il tasso di crescita è stato più del 7% tra il 2006 e il 2008 e, passata la crisi, l’Egitto ha chiuso il 2010 con una crescita del 6%. Anche se il 40% della popolazione rimane estremamente povero, è emersa una classe media e i suoi rappresentanti sono là, a piazza Tahrir: magistrati, avvocati, cineasti, dirigenti, uomini d’affari e tanti altri, poveri e ricchi!

Idealista - Se il tuo rais avesse letto Tocqueville al posto dei manuali d’aviazione, saprebbe come nascono le rivoluzioni. Queste nascono dalla divergenza tra una situazione economica e sociale in corso di miglioramento, da un lato, e un sistema politico rimasto bloccato, chiuso, senza la minima apertura dall’altro.
L’evoluzione economica crea una richiesta politica: avviso ai tuoi amici di Pechino, di Mosca, a tutti quelli che difendono le virtù della stabilità e dell’efficacia dei regimi autocratici! Io, se fossi pronto a investire in un paese emergente, sceglierei l’India, più sicura perché democratica.

Realista - Discorsi noiosi da intellettuale! Tu teorizzi alla francese, generalizzi. Bisogna rimettersi ai fatti. Guardare la società egiziana nella sua specificità. Questa società non ha smesso di radicalizzarsi. Nel giornale Time Magazine, Farid Zakaria ricorda questa settimana i risultati dell’ultimo sondaggio sull’opinione araba fatto dell’Istituto Pew. Era il mese di aprile 2010. Edificante: l’82% degli egiziani non ha nulla contro la lapidazione delle donne adultere; l’84% ritiene che i musulmani che cambiano la propria religione, meritino la pena di morte; il 59% si dichiara più “fondamentalista” che “riformatore” quando si tratta dell’Islam.
Infine, tu sai bene che un gran numero di egiziani attribuisce ai “sionisti” la paternità degli attentati dell’11 settembre 2001 e tutte le sventure del Medio Oriente a una “cospirazione americano-sionista”!

Idealista - Ma di chi è la responsabilità? In larga parte, del regime del tuo caro Mubarak. È lui che, cercando di distogliere l’attenzione dai problemi interni, ha incoraggiato la stampa e la televisione ufficiale a trasmettere, fino alla saturazione, teorie del complotto e frottole antisemite!
Accetta la complessità, le contraddizioni di una società. Il Time Magazine menziona le altre risposte date da quegli stessi egiziani al sondaggio Pew: il 90% degli interpellati sostiene la libertà di religione, l’88% si dichiara a favore di una giustizia indipendente, l’80% difende la libertà di espressione, il 75% si oppone alla censura…

Realista - Libere elezioni faranno, dei Fratelli musulmani, la sola forza di opposizione organizzata, la forza politica preponderante in Egitto. I Fratelli vogliono che Il Cairo metta sotto accusa il trattato di pace concluso con Israele nel 1979 e rompa le relazioni diplomatiche con questo Paese. È il loro programma in politica estera. Questo comporterebbe un cambiamento strategico rilevantissimo nella regione. L’Egitto chiuderebbe con il suo protettore americano.

Idealista - Una schiacciante maggioranza di esperti giudica che i Fratelli musulmani, già parecchio divisi tra di loro, rappresentino il 20-25% dell’opinione pubblica. Non di meno, ma non di più. Né Israele né gli Stati Uniti comparivano tra le preoccupazioni della piazza Tahrir. Neanche uno slogan anti-israeliano o anti-americano ha risuonato nelle manifestazioni del Cairo: una cosa senza precedenti nel mondo arabo.
Gli egiziani reclamano la democrazia per loro, presso di loro, qualcosa che si può chiamare dignità, il diritto di non essere disprezzati dalle élites politiche né picchiati nei commissariati. Se ne infischiano di Israele; sono dispiaciuti che Obama non sia più apertamente al loro fianco.
L’eroe della piazza Tahrir si chiama Wael Ghonim. Ha meno di 30 anni, è un dirigente di Google: tutto un programma!

Realista - Ingenuità… Un governo rappresentativo dell’opinione egiziana non avrebbe potuto fare quello che è riuscito a Mubarak: mantenere il trattato di pace con Gerusalemme malgrado gli scontri israelo-libanesi e israelo-palestinesi.

Idealista - È vero, il trattato di pace con Israele è impopolare in Egitto. Ma i torti sono condivisi, come minimo. Le relazioni israelo-egiziane dipendono dallo stato del “dossier” israelo-palestinese. Chi può dire che Israele abbia fatto tutto, veramente tutto, perché progredisca la pace con i palestinesi? Che Israele non abbia sistematicamente privilegiato lo sviluppo dei suoi lavori pubblici in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, invece del dialogo con i palestinesi?

Realista - Si dimentica il precedente iraniano: la confisca, operata dal partito dei mullah, della rivoluzione del 1979!

Idealista - L’inevitabile confronto con l’Iran prima di Internet non è necessariamente appropriato. Ma se vogliamo tirarlo in ballo, direi che i manifestanti del Cairo fanno pensare a quelli della primavera 2009 a Teheran, quelli a cui sono state scippate le elezioni. E bisogna pregare affinché Hosni Mubarak non finisca per comportarsi come Mahmud Ahmadinejad, il suo omologo iraniano!

 

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