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Emozione
......
Blog di olmo
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La canzone del bacio (sestina lirica di 6 stanze e un congedo di endecasillabi in retrogratatio cruciata)

Curiosa e nel timor tua lingua sfiora
la bocca mia che in fremito l’attende
e al tocco della vetta vellutosa,
che anelito sospiro il labbro avverte,
come una pezza il corpo va in languore
e un mulinar di senn vasto m’alletta.

Oh dolce e tenera giulietta
che tempo e vita adusa ti migliora
de’ baci tuoi vò prigionier signore
che se insaziabil bocca uno nè prende
ancora e ancor di più ne vol solerte
fino a sentir d’amor l’eco armoniosa.

Labbra fra labbra in presa melodiosa
si serran molli a sugger fluida stretta
e mentre sulla nuca a dita aperte
le chiome mi lambisci con maniera
l’occhio si spegne e brivido discende
che invè che raggelar ricolma di calore.

E’ allor che lingua spingi con ardore
che per cercar gemella senza posa
impertinente penetra e sorprende
dentr’alla bocca mia, che in tutta fretta
spalancasi a zigota lusinghiera
e un grovigliar s’avvia di lingue svelte.

Danzan volute in raggirar più volte
e come bisce d’acqua pien d’amore
l’un l’altra s’avvolge in tal maniera
che se delicatezza è petalo di rosa
petali di seta son, e in dolce stretta
entrambe in’un si struggon blande.

Da quell’intimità che lì si fonde
se spirito novell giovine avverte
che appen che nato subito s’affretta
e un’esplosione scoppiagli nel cuore,
per noi quel fonder non è nova cosa
ma l’esser fuso fonde, e fonde ancora.

Così, se bacio in bacio nel baciar migliora
niente e più niente a paragon si rende
in baciar e ribaciar la stessa sposa.

luglio 2006

 

Acqua sensuale

Acqua santa, benedetta e mercuriale
raccolta nelle conchiglie di San Giacomo
portate in equilibrio sul cappello
e versata sulla testa dell’uomo
per illuminargli la psiche
con la luce fulgida e splendente di compost-stella,
e ottenebrargli la coscienza di se stesso,
unico Dio creatore del suo avvenire.
Acqua mercuriale, … ma acqua strumentale.

Acqua salata, piangente e lacrimale
spremuta dalla nostra unica essenza
e stillata in gocce di passione o di gioia,
da sensibilità turbata da due emozioni profonde
così diverse e tanto divergenti,
ma piante entrambe in singhiozzi,
piante dagli stessi occhi
per scendere infine sulle stesse labbra
ed esser percepite eguali, e dello stesso sapore.
Acqua lacrimale, … ma acqua confusionale.

Odio l’acqua infida e bugiarda,
e amo l’acqua semplice e normale,
quella che sublima al cielo,
condensa in nembi iridescenti,
dilaga e s’insinua in falde penetranti,
perchè è come me
che ho radici ai piedi e sulle braccia ho penne per volare.
Quella che ti avvolge in amniotico tepore
in cui ti immergi lentamente
e ti lambisce il corpo
in una carezza leggera
che distende la pelle,
e ti culla nel piacere.
Quella che avanza
goccia a goccia
bagnando di squama in squama,
di poro in poro
e ti raggela la schiena
come lama fredda
che scende da nuca a plesso,
o ti rabbrividisce il fianco
come labbra e lingua ardenti di passione
e voraci di desiderio.
Quella che penetra la cute
e i tessuti fin dentro al midollo
a risvegliar l’essenza
e ti rende nudo e impotente
e ti lava l’anima,
portando via con se
un pò della tua sporcizia.
Quella che allora e solo allora si ritrae pigra,
e indietreggia lenta e compassata
lasciando la peluria asciutta,
la squama magra,
come se mai fosse passata.
Ma tutto si agita dentro,
e l’anima sveglia sbatte sensibile e fremente,
e ascolta nel borbottio insensato delle voci sorde
ascolta l’eco
… ascolta uomo … ascolta …

Acqua semplice e normale,
che ha radici ai piedi e sulle braccia ha penne per volare
l’unica fra tutte a rimaner tal quale,
l’unica ad esser a me uguale.
Acqua semplice e normale, …ma acqua sensuale.

Luglio 2006

 

Essere l'essere

Pomo maturo da ramo distaccato
a morsi morso e tutto dispolpato
di vitamine vive e ricchi sali
che il corpo pasce e ratto assorbe
salvandosi così dai molti strali
di gravide minacce e bieche morbe.

Magari fosse che alla fin del tutto
la nostra essenza libera s’eguagli al frutto
e come sale a fondersi in altrui giunga,
e ospite in continuo divenir divenga.

Questo io spero accada della mia
perché se l’esser stato corpo è puro fato
nel corpo vive essenza mia a cui son grato
di farmi coltivar dei sensi la poesia.

Essere nell’essere a maturar semenza
di nova brama in ogni mente aperta
è si sperato avvenga e in tal possanza
che se d’uso lo corpo aggioga la sostanza,
uso stravolga e ruolo di nocchier s’inverta,
in modo che, almen per una volta,
a trascinar lo corpo sia la brada essenza.

Così se oste mio fosse anima vota
d’un ‘om pacato, razio e di ragione,
che il suo midollo lo mio sale afferri e scota
se ha fiacco il percepir di commozione.

Ma se l’oste mio fosse animo ingrato
di chi mal cura inceder di gentil bellezza,
che lo mio sal sospenda a quello il fiato
finché giù pron di fronte a lei stramazza.

Se invé foss’omo duro, freddo e griso
da sempre cupo in volto e privo del sorriso,
che la mia essenza possa ridar lui calore
ed’una volta faccialo morir d’un tuffo al cuore.

Se infin quell’oste è vago e nel titubar tentenni,
che la mia essenza lo rinsaldi e guidi
a raddrizzar la schiena e pugni alzar di scudi
di fronte al macchinar d’altrui furbizie e inganni.

Questa semente a chi ne voglia dono,
ma carne e sangue vada a chi mia carne or sono,
ed oltre a lor ben pochi cari includo
che abbian del mio corpo parti in nudo,
perchè giammai spirito mio rimorso n’abbia
d’andar d’un reo a rinvigorir la rabbia.

Agosto 2006

 

Fiore di melo cotogno (canzone, ovvero serie di stanze uguali separate da un distico e composte da fronte e da sirima)

Tenero fiore di melo cotogno,
flebile calice penta striato
che da tortuso virgulto rovente
lieve in te sbocci un avrir delicato
di diafana coppa dal rosa di sogno.

Fior così docile e tenue e aulente

raro s'incontra e tal'è sua bellezza
che se colui che l'ignora distratto
ad osservarlo l’induci silente
ei se ne bea e suggella sedotto
“sovr'ogni fior sua beltad'è certezza”.

Ma pochi sanno o giammai han saputo
che fior di melo fior'è ermafrodito.

Perfin nei fiori questo contegno
le genti lascia di sasso salato
e tosto il calice dolce e suadente
le forme piglia di fior debosciato
e d'un ch'è diverso dal resto del regno.

Che voglia dir non è rilevante

loro non calle, tant'è la stoltezza.
Perfin gli sfugge che un’ordin perfetto
per pareggiar con fior sì splendente
includer deve, con poco diletto,
anche chi gravida ottusa cortezza.

Ma per chi chiede curioso e faceto
sappia che il fior di cotogno … è completo.

Glandi d’antera su stame spermigno
cingon pistillo di stili bordato
e sovra stili la stigma vulvante
polline piglia da stame gettato
alfin che l’ovario sene renda pregno.

Pur così fosse fra nostra gente.

Ma non travisar che a fin di pienezza
due genital debba aver sott’al petto.
Quel che si spera che avvenga sovente
è ch’ogn’idea che ne sfiora intelletto
pensa e ripensa sé pregn’in saggezza.

 

Chi Vive (omaggio a Neruda e alla sua Chi Muore)

Intensamente vive
chi sa vivere le emozioni, scoprendo ogni volta qualcosa di se,
chi colora la vita assaporando i suoi sentimenti,
senza spengerli con la temperanza,
né soffocarli con la sobrietà e l’autocontrollo.

Vive intensamente
chi si tuffa nelle passioni,
chi risuona al vibrare del suo essere interiore,
chi scuffia in rime alle folate dell’ardore,
quelle che scavano nella sua sensibilità,
quelle che si scrivono solo in stato di estasi
e quando si rileggono ci si meraviglia di averle pensate.

Intensamente vive
chi sa rovesciar se stesso come un calzino,
chi evolve la sua interiorità,
chi trova in se l’appagamento,
chi dice quello che pensa,
chi parla e si comporta con coerenza,
e difende a spada tratta il suo modo d’essere e di pensare.

Vive intensamente
chi non perde l’occasione e traduce in emozioni
le sensazioni percepite in nuove esperienze,
chi si mette in discussione,
chi sa chi era, sa chi è, e cerca il dio che è in se,
chi non vuol rimanere sempre uguale e spera di cambiare con gli eventi.

Intensamente vive
chi sa cercare il nuovo nel quotidiano,
chi assapora una fragola come se fosse sempre la prima,
chi cerca di sentire coi capelli le dita scorrere fra le ciocche,
chi si cura dei suoi piedi più di quanto faccia per le sue mani,
chi cerca fragranze nell’aria, e quindi respira ogni secondo.

Vive intensamente
chi è capace di farsi percorrere dalle emozioni altrui,
chi esulta davanti alla gioia,
chi soffre davanti al dolore,
e intristisce di fronte all’impassibilità e alla freddezza.

Morire lentamente e vivere intensamente sono due parentesi.
Evitiamo di sostare in mezzo a loro,
perchè lì seduti, ogni giorno,
campano e tirano avanti solo gli indifferenti.

 

Nube su nube

Se solo potessi diventar nube
e navigare il cielo pregno di vita,
assumendo le forme del pensiero
e la sostanza della meraviglia.

Se solo potessi divenir nube
volerei su di te per ripararti
dai raggi cocenti e sussurrati
che le chimere notturne nascono
laddove il cielo si unisce al mare.

Se diventassi nube
ti sarei sempre vicino
aria nell’aria ti avvolgerei
penetrerei nei tuoi alveoli,
nel tuo sangue
nel tuo cervello
per possederti
e inebriarti ancora.

Se diventerò nube
ogni volta che sarai triste
piangerò gocce di pioggia
minute e sospese
nell’aria ferma
perché divengano
iride nell’iride
degli occhi verdi tuoi.

Quando diventerò nube
una nube
un giorno
passando leggèra
ti dirà
Wherever he lies,
his essence
is flyng in the wind.

 

Boccio di rosa

Docile boccio di rosa
ammansito dalle parole
Sussurrate a fior di fiore
da bocca sensuale.
Ti ammiro, qui, davanti a me.

Palpitante abbraccio
di petali vellutati
spossati nel piacevole tormento.

Mi muovo appena,
e assaporo tutto
il profumo inebriante
di una intimità violata,
in preda a desiderio, ma in lotta
fra concedere …e negare.

La neve soffice cade
e assorbe gemiti e sospiri,
e ovatta i lampioni.
Occhi languidi supplicano sbiechi,
mentre unghie feline
minacciano il fianco.

Bocciolo di rosa
intimità della corolla aperta
che tutto avvince pulsante,
… e tutto mi accascia … estasiato.

 

Sera di maggio
Silenzio su in collina e tutt’intorno.
Solo dell’usignolo il trillo s’ode,
sale da valle, fende e ne fluisce.
Cheto nel dì ora gorgheggia fiero
l’abil pennuto perché lui sa che al canto
gran melodia s'innalza che stupisce,
talchè colei che tenera cinguetta,
resister non saprà alla pulsion d’istinto.

Così lui intona e al talamo l’aspetta
col petto gonfio e ‘l becco attento,
sicuro nel volar, le note al vento.

Vespera è l’aria e tutt’intorno.
Ma dai mielosi grappoli d’acacia,
che d’api ingordi seduttor si fanno,
ancor l’olezzo dolce cola e diffonde
giacché lor sanno l’indomani al raggio,
tosto che l’ape mattutina ingaggia,
pronti di nuovo a lusingar la stanno
perché del sem non se ne perda traccia.

Così li fior non perdon lena al sonno
e ogn’or fragranze dolci e ‘si feconde,
saturan l’aria, grondando dalle fronde.

É Venere che splende tutt’intorno,
d’amor procace diva e godimento
già prima stella della sera appare.
E il sol che sorte or vuole tramontare
al ciel s’aggrappa e disperato graffia
le nubi e rosse del suo ardor ne macchia.
Vano ei tenta d’unirsi a lei che monta
e a bianca Sir s’accoppia in vanto.

Così da sol Sol muore in cielo
lanciando sovr’a tutto nel tramonto
un grido di color, d’un lieve velo.

Orsù, com’è che puoi resistere e sviare.
Và e bella sotto braccio prendi e reca
sul verde prato a Vespero mirare,
e mentre il canto l’usignol diffonde
e l’aria pregna inebria e lei si stende
morbida pelle carezza, ch’è solo questo ch’ella attende.


W_B trova che questa poesia è fresca e densa di profumi.

 

Dolce risvegliar
Dolce è il risvegliar d’ogni mattina
nel tuo tepor ov’io m’indugio e lezio
finché tra collo e sen rivolto il volto ficco
a pregustar col naso e colla bocca al tocco
felpa gentil e olezzi deliziosi di tua pelle
del cui sapor mi pascio e dell’odor m’inalo.

Di poi lente le man mi movo sotto al telo
finché ripose stan su tenere mammelle
coi diti a trastullar di mora il frutto
che rapido s’inturge e insoda dritto,
lasciando intraveder desio e vizio
che da sospiro in gemito risuona.

É allor che scampi e in ansia ansiosa
in altra stanza a riparar t’appresti
per rifuggir da mani e ardite dita
che vellutosa sonan e fan te cader rapita,
così di fianchi pieni e tonde spalle
movenze ostenti astuta or che a lenir vai voglia.

Io dunque muto lì sto e sì come paglia
di te m’infoco e penso alla tua pelle
finché dentro a tua veste il muso affondo
e dell’odor m’inebrio e mesto attendo
il tuo tornar vicina, che poi assisa il vesti
dolce tuo corpo e al novo dì t’appresti, sposa.

 

Grazie
Grazie per il saluto al mattino presto
mentre ancora noi siamo a letto
e voi uscite per recarvi a scuola.

Grazie per gli amici che scegliete,
perchè piacciono anche a noi,
e grazie per quando li portate a casa
o li invitate a cena, in nostra compagnia.

Grazie per gli squilli con cui ci avvisate
che il vostro viaggio è terminato,
per non fare mai troppo tardi la notte,
e per affacciarvi in camera a dire “siamo arrivati”.

Grazie per le volte in cui ci chiedete qualcosa,
qualunque cosa, e sopratutto un “perché”,
ma anche per quando decidete di fare da soli
perché vuol dire che avete scelto di scegliere.

Grazie per quando vi vedo arrivare contenti e spensierati
perché vuol dire che siete soddisfatti
e ciò mi rende immensamente felice.

Grazie per quando ci abbracciate con affetto,
o scherzate burlandovi di noi.
Ma grazie anche per quando vi incazzate
e tirate fuori il carattere,
per quando vi ricordate delle sciocche ricorrenze
e mostrate premura e interessamento.

Grazie per lasciare la vostra roba in giro,
perché ci dice che siete ancora con qui.

Grazie per il vostro impegno nello studio
con le sue discontinuità,
anzi, grazie anche per quelle
perché non avrei voluto
due figli monotoni e secchioni.

Grazie per la vostra compagnia la sera, a cena,
e per quelle in cui fuggite col boccone in mano.
Grazie per le vostre telefonate apprensive
quando non ci trovate a casa, o facciamo tardi.

Grazie anche per le vostre assenze,
e ci lasciate soli per intere giornate.
Perchè ci fanno riscoprire
un modo nuovo
di vivere in coppia.

Grazie per il vostro modo di essere
di cui vado orgoglioso fra gli amici.

Grazie, grazie di tutto, ma soprattutto
grazie perché mi insegnate
a diventare padre.

Grazie.
Sempre, e per sempre.


 

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