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Emozione
......
Blog di olmo
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Vento
Vento.
Per quanto io mi fermi ad osservare
delle tue fole il turbinar nelle volute
sì che le chiome alte, dritte e sicure
come onde di mar vengon sbattute
di qua e di la in sincron’oscillare
e nove frasche squassi or’che fronzute,
niente m’induce a creder che tal quanto
sia l’intima sostanza d’un gran vento.

Possibile che questa tua potenza
che ferro tien sospeso e fa volare
sorretto dalla man della portanza,
che pale gira e vele spinge in mare
con forza d’ineffabile possanza,
e sassi, e tetti, e piante leva in volteggiare
nell’uragan che geme e panica sgomento
possibile che mai tu dia delizia e godimento?

Forse, non bea lo sguardo…
e allora ascolto, ….. e sento.

Ed ecco tra le fole nei capelli entrate
insieme all’uggiolar dei crini in sibilare
un lieve unir di voci sussurrate
in tenue mormorar mi pare di sentire.
Voci di donne perse e innamorate
che all’uomo sordo parlan con il cuore
ma sol metà dicono a quello in quanto
l’altra l’affidan stanche al vento.

Voci di mamme dolci e premurose
che al bimbo voglion far sentire
l’amor materno sovr’all’altre cose,
ma l’ansie il vento l’abbia a dissipare.
Voci di nonne stanche e rugginose,
che i nati in nati soglion esortare
al parco viver pien di sentimento
che lieve rende di rendere il momento.

Speme e sospiri di gentil donzelle
gaie e turbate al primo palpitare
del grande amor che freme sulla pelle,
dal cuore i sogni cogli e fai volare
così come il profum dalle corolle.
Or calmo siedo e lascio tutto andare
l’orecchie tendo dell’essere fremente
che dentro di noi vive, vibra e sente.

“Vento.
Solo di donne e femmine ancor belle,
nonché di mamme porti a quanto pare
delizie e dolci affetti a sparse folle”
ho chiesto al vento che mi fè gelare
“Perché dell’uom non trovo alcuna velle,
mentre de fior la vita fai errare?
Che rifiutar dell’uomo il gran tormento
cagioni l’ulular del tuo lamento?”

E lui che parve udir le mie favelle
mesto mi disse tra i crini in sibilare

“Il refolo che senti sopr’al vello
cosa è minor giacché prima di quello
io delle vite scruto l’intimo midollo
e se qualcosa trovo che ne valga
lesto lo piglio affinché poi ne sparga
nella speranza che qualcun ne colga.
Così di donne, di fior e d’escrementi
chiappo gli olezzi insieme ai sentimenti
perché stupiscono appena tu li senti.

Ma l’ulular che cogli non è quel che vantavi.
Sol nelle donne essenze trovo e melodiosi effluvi,
così peno pei maschi, che d’elisir son privi.”

Giugno 2008

 

Haiku: Pescatore sul lago

Foglie di pioppi.
La carpa ferra l'amo,
quiete con pathos.

 

Fantasia onirica (terzina, ovvero stanze di 3 versi di endecasillabi con rime in schema incatenato - ABA BCB CDC)
“Di fatuo divagar tu smetter deve
e a cose serie il tuo pensier riporta”
Così voce ringhiò sì dura e greve

che tutto mi gelò appen che sorta,
e tabe il fiato avea da far scrutare
che faccia aver potea tal voce morta.

Il trembondo collo torsì per guardare
l’incubo che incanto fè in bocconi.
“Scusa la turbe”, n'ebbi a rifiatare

mentre di sbieco'l muso fra mosconi
avvolto in una nube gli scorgevo
“ma perché gride e rompe li troponi?”.

“Lo so che meditar ‘si cupo devo,
ma almen nel sonno grama vita sia
vagar di mente e limbo di sollievo”.

Vennemi sponte in quella via
di dar voce a pensier per quel carcame
sognato nel sognare in ritrosia.

Tanto ne fu che il barbaro bassame
mandò in frantumi tutta l’alchemia
che fa dè real sogni chimerico reame.

Così se dest'idea par vana bizzarria
curala, giacchè meglior'innovazione
ben pria d’esser vera, fu solo fantasia.

 

Essenza (nata per essere Ballata, sui suoi costrutti è naufragata)
Tu chiedi a me con insistenza
cos'è che sia l'umana essenza.
E pur pretendi che in un sol momento
dipani quel che tienci nel tormento.

Essa è l'eterea sostanza
ch'effonde l'essere vivente,
e dicesi che quand'è presente
l’essere nudo abbia la coscienza.

Per me è l'ossimoro stridente
fra mero corpo e pura astranza
che pur contrari fan pregnanza
creando lor sovr’ogni cosa
la nostra vita misteriosa
d'irripetibile presenza.

Ma è anche il dunque evanescente
che oppone il tutto contro il niente,
il punto fisso, il cardine fulcrale
che tutto lega e intorno al quale
turbinan gettandoci tentoni
le nostre splendide emozioni.

Insomma è il dunque spirituale
che nutresi d’ambrosia naturale,
del nettare dei nostri sentimenti
rendendoci sì fragili e frementi.

Non chiedermi se nasce con l’astante
o s’ancor prima d’esso è già presente.
Non chiedermi dov’è che stia silente
dopo che il corpo divien niente.

Quello che so e che m’è bastante
è che quell’alchimia sanziona
se un’esser vivo e ancor pensante
sia… oppur non sia per niente,
com’è la pelle vota che trascina
il San Bartolomeo della Sistina.

 

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