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La Grande Rete
Internet, cyberpunk, tecnodroidi, hacker e altre cagate simili.
Blog di Matrix Rechacked
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Il richiamo del Cyberspazio
A 16 anni esplose il richiamo del Cyberspazio.
Frequentavo il terzo anno dell'istituto tecnico industriale, il primo della specializzazione informatica, quando cominciammo a sentire parlare di hacker e mitici personaggi che si divertivano a ridicolizzare FBI, Nasa, etc. Era affascinante e considerato che di fica ne girava poca, qualcosa dovevamo pur fare, così un giorno proposi a Roberto: "Facciamo gli hacker o i meccanici dei motorini?". "Motorini! Almeno si rimorchia". “Scusa Robè, abbiamo il motorino da 3 anni e non ci abbiamo manco mai portato sopra una ragazza”. “Aspetta, chiediamo a Sandra”. Sandra era l’unica ragazza nostra classe. “A Sà, scoperesti con noi di più se fossimo hacker o se avessimo un motorino potentissimo?” Ci guardò con disprezzo e solo allora mi resi conto di quanto fosse pericolosa la domanda. E infatti la risposta fu inesorabile: “A parte che manco lo so che è un caccher, ma scoperei con voi se aveste l’uccello potentissimo, che riesce a sollevare un motorino e non un motorino potente”. Lo disse guardandoci negli occhi, con serietà, come a voler dire che la cosa era impossibile. “Motorini? Guarda che io col mio ci sollevo le macchine!”. “Voi manco le pippe sapete farvi”, disse con sufficienza mentre se ne andava. “Cosa?!? Guarda che noi di pippe ce ne facciamo un sacco tutti i giorni!!!”, le urlò dietro Roberto con fermezza. Seguirono risate e commenti da compagni, professori e bidelli. Restammo per un po’ in silenzio, senza guardarci. "Hacker?", aggiunsi. “Hacker”, rispose mestamente Roberto.
Fu il richiamo del Cyberspazio.

 

Un inizio difficile
Eravamo orgogliosi di essere diventati hacker! A scuola, ormai, salutavamo a stento i compagni. Quel gruppo di persone che pensava solo ai giornaletti porno e a giocare a pallone non era per noi.
Una mattina mi fermò Remo Spadaro, detto "broccoletti". Non avevamo mai capito se era per i panini con i broccoletti che portava per merenda o per la puzza che aveva anche senza.
"Perché tu e quell'altro ricchione non venite più a giocare a pallone?".
"Perché noi siamo hacker!".
Non ricordo esattamente quanto e con cosa mi colpì per i cinque minuti successivi, ma da quel momento capii che gli hacker esercitano in stretto riserbo. Mai farsi scoprire!
Così, ma solo per confondere gli avversari, riprendemmo a giocare a pallone e a leggere giornaletti porno. Ma un po’ di più i giornaletti.

 

La Polizia ci sgama!
Roberto disponeva di un garage spazioso nel palazzo dove abitava, un luogo perfetto da usare come sede del gruppo e per organizzare le nostre scorribande digitali.
Seguimmo il criterio sperimentato sulla pelle che tutto dovesse essere tenuto segreto e così cercammo di non farci notare.
Il primo giorno lo trascorremmo per portare la linea telefonica dall’appartamento al garage e per allestire una specie di scrivania. Recuperammo anche qualche sedia ed occupammo un ripiano dello scaffale per le riviste.
Ci demmo appuntamento per il giorno successivo subito dopo pranzo.
All’arrivo trovai Armando davanti il garage. Armando, detto “semenza” per la sua passione per i semi di zucca, frequentava un’altra scuola ma si incontrava spesso con noi per qualche conoscenza comune. Gli piacevano i computer e non era antipatico. Certo, non che fosse simpatico, ma almeno non rompeva le palle. Diciamo che era… mmmhhh… piatto.
“’Uè, Armà, come va? Aspetti Roberto?” gli dissi. “Sì. Sto qui per il circolo”. “Quale circolo?”. “Quello degli hacker”. “E tu che ne sai?”. “Me l’ha detto mio padre”. “E come lo sa tuo padre?”. “Gliel’ha detto il Capitano. Abita qui di fronte”. “Capitano di che?”. “Della Polizia. Che non lo sai che mio padre è poliziotto?”. “Minchia!”. Mi piaceva dire “minchia” ma fino ad allora era sempre stata un’esclamazione forzata. Quella volta, invece, fu molto naturale. E pensai tra me “Ma come cazzo avranno fatto a capirlo? Possibile che tengono sotto controllo il territorio in questa maniera? Qualche movimento nel garage, un filo del telefono e sei fritto.” Ero sbalordito. Armando mi guardava dubbioso. Solo allora lessi il cartello appeso affianco alla porta del Garage: “Circolo Hacker”. Era una scritta nera su fondo bianco, larga quasi un metro. In quel momento arrivò Roberto. “Allora? Ti piace?” chiese contento. “Bello”. Avrei voluto piangere, ma ne era così orgoglioso. “Peccato che ci sia qualche sbavatura nella scritta”, aggiunsi. “Eh sì, stavo parlando col Capitano che abita qua di fronte e mi sono distratto!”.

 

RAPSODIA DEL CYBERSPAZIO N.1: il cyberspazio è subdolo
Navigare nel cyberspazio era la mia passione. Mi ci arrovigliavo come un maiale nel fango e questa delizia rappresentava il mio punto debole, perché perdevo la necessaria concentrazione.
Il cyberspazio è subdolo e non ci si può distrarre.
Quel giorno ero particolarmente preso. I colori profondi 32 bit mi trasmettevano sensazioni indicibili che mi entravano nel sistema nervoso come non mai. Maledetti amplificatori emozionali. Ne prendevi 3 pasticche e pure Pippobaudo sembrava la Venere di Milo!
Abbassai la mia velocità di propagazione cercando di portarla al minimo. Amavo portare il clock a frequenze sempre più basse, come a fermare il tempo. Alla fine avanzavo bit dopo bit, in un’estasi di sensazioni. Vedevo le forme virtuali brillare, assumendo contorni diversi ad ogni istanza. Tutto cambiava e ogni impulso dipingeva un quadro eterno nella sua brevità. Ma proprio tra un fronte e l’altro dell’onda quadra, che rappresenta l’istante del cyberspazio… ciaff…… una cybermerda. Eccheccazzo!
Il cyberspazio è subdolo e non ci si può fidare.

 

La selezione
Per entrare nel gruppo fu deciso che bisognava passare la selezione. Io ero il presidente della commissione che stabiliva le prove da superare e che decretava l’ammissione o la bocciatura. Prendemmo questa decisione perché le richieste cominciavano ad aumentare ed era necessaria una selezione per mantenere il gruppo molto esclusivo.
Cominciammo con tre candidati: Antonio Moscato, detto ‘Pallesecche’, Roberto Mazzetta, detto ‘il capa’ e Mariano Salvatore, non detto. La somma del loro quoziente intellettivo dava quello di Topogigio e questo la diceva lunga su quanto ci tenevamo che fossero della compagnia.
Dopo ampia e approfondita discussione, queste furono le prove istituite: Pallesecche avrebbe dovuto portare una copia dell’archivio della scuola, il capa avrebbe dovuto violare un sistema notoriamente impenetrabile e Mariano Salvatore avrebbe dovuto compiere un’impresa eclatante. Per noi era scontato che si parlasse di crimini informatici.
Tempo concesso per superare le prove e diventare hacker: una settimana.
Ci riunimmo il martedi successivo: Pallesecche portò, dentro due sacchi neri di quelli tipici per l’immondizia, l’archivio cartaceo rubato la notte precedente dai classificatori nella segreteria della scuola. Il capa aveva violato, con tanto di videocassetta come testimonianza, un sistema notoriamente impenetrabile: la sorella di Armando, membro della commissione. Mariano Salvatore si era introdotto in casa del prof. Starzelli e aveva cagato sul divano Poltrona Frau.
Seguirono momenti furiosi di discussioni, liti e risse e a parte il giudizio sulle prove, Armando voleva sparare al Capa per la questione della sorella.
Dopo 2 ore di confronto tra commissione, candidati ed intervenuti questo fu il verdetto: Pallesecche si era attenuto formalmente alla richiesta che, effettivamente, era stata formulata in maniera imprecisa. Ammesso. Mariano Salvatore aveva compiuto un’impresa veramente eclatante e, nonostante non avesse capito un cazzo di cosa fosse un hacker, a nessuno dispiaceva che avesse cagato sul divano di quel rompicoglioni del prof. Starzelli. Ammesso. Il capa aveva violato la sorella di un membro della commissione ma contro di lui, dalla discussione, era emerso che il soggetto in questione fosse tutt’altro che inviolabile, anzi. Respinto.
Decidemmo di sospendere le prove a tempo indeterminato.
Tenni la videocassetta del capa per un eventuale ricorso.
Riaccompagnammo Armando a casa in stato confusionale per quanto appreso sulla sorella e non lo vedemmo più al circolo.

 

ATTENTI ALLE MAMME
America. Stati Uniti. USA. Tre lettere per un sogno! Metternick, il MIT, l’avanguardia tecnologica, il manifesto hacker. Andare negli Stati Uniti d’America rappresentava un punto di arrivo e allo stesso tempo un punto di partenza per chiunque e conferiva, agli occhi dei compagni, migliaia di punti di credito. Figuriamoci, poi, se ci si andava perché invitati!
- Io: “Ciao ragazzi, ci vediamo tra un po’ di giorni”
- Loro: “Vai da tua nonna?”
- Io: “Vado negli States. Mi hanno invitato ad un contest di hacker. Parto domani e torno sabato prossimo”
- Loro: “Cazzo! Ma come ti hanno trovato?”
- Io: “Eeeeh, c’era il form di iscrizione su Fidonet.”
- Loro: “Grande! Salutaci Magic Johnson!”
Era venerdi. Sarei dovuto stare solo otto giorni chiuso in casa. Si poteva fare.
Il giorno dopo squillò il telefono. Dopo un po’ arrivò mia madre: “Ci sono i tuoi amici al telefono. Ti cercano”.
- Io: “Cazzo, mamma, ti avevo detto di dire che ero partito”
- Mia madre: “Senti, io lavoro tutto il giorno, c’ho mille cose per la testa e non posso pensare a queste stronzate. Se vuoi rispondere bene, sennò lascia stare”.
Consiglio per i giovani hacker: non inventate balle se avete le mamme in casa!

 

RAPSODIA DEL CYBERSPAZIO N.2: Cra-ker-te-nay Vs Guastalla
Erano le 23.30. In quel momento, come in tanti altri momenti, ero "Cra-ker-te-nay", che, a detta di un mio amico che aveva un cugino che conosceva uno che era stato in america, nell'antico dialetto Cherokee significava "Lo Spirito che riesce a penetrare qualsiasi grotta senza far uscire l'orso".
Trovavo la definizione perfettamente calzante con il mio spirito hacker, anche se non ne avevo mai compreso il significato. Mai come in quella notte mi ero sentito tale.
Erano mesi che avevo lanciato in Rete la sfida a Guastalla, il più famoso esperto di sicurezza informatica della Olla. Sapevo che l'avrebbe raccolta. Nessuno poteva permettersi di essere sfidato in Rete e far finta di nulla.
Sapevo anche che migliaia di lamer, newbie, wannabee e very hacker si stavano collegando su www.lacantinadellaolladipasqualecaponzio.it, il sito che avevo promesso di crackare, avendo comunicato già da tempo su tutti i forum dell’underground hackeriano la comparsa della mia firma nella home page proprio per quella notte.
Tutto era pronto. Erano piu' di 40 giorni che avevo installato su circa 170.000 postazioni sparse nel mondo l'applicazione che avrebbe realizzato il Ddos del servizio. Avevo calcolato i tempi di reazione di ogni singolo servizio sul server a ogni singolo attacco, piccolo o maestoso, dopo aver ricostruito in casa il sistema informativo/informatico del mio avversario/nemico. Mi era costato un sacco di soldi, ma ne valeva la pena. In quei pochi istanti sarei riuscito, tramite l'azione esercitata da altre 2 applicazioni remote che avrebbero generato un ping-pong di spoofing, a creare un tunnel che avrebbe consentito ad una terza applicazione di attivare un eco digitale, una sorta di risacca tecnologica che avrebbe risucchiato una quarta applicazione che si sarebbe installata passivamente, dormiente, in attesa della mia pressione dei tasti CTRL+ALT+F1+F6+F9+ALTGR+K+k inviati criptati a 65535 bit a un servizio non disattivabile e che avrebbe lanciato la procedura di modifica alla pagina
www.lacantinadellaolladipasqualecaponzio.it/index.html, aggiungendo il mio marchio di fabbrica: "ti cago in macchina!".
E questo e' quanto.
Le ultime verifiche mi avevano fatto arrivare all'1 e trenta in un attimo. Fortunatamente il telefono lo pagava la vicina di casa, sulla cui linea avevo creato una derivazione che potevo usare tranquillamente di notte. Oltre al risparmio, mantenevo libera la mia linea!
La violazione era prevista per le 2.00. oltre quell'orario avrei perso!
Mancavano 15 minuti. Solo allora mi resi conto che la combinazione di tasti CTRL+ALT+F1+F6+F9+ALTGR+K+k non era possibile. Mi ero costruito una mano finta con dita finte che avrebbero premuto i tasti prestabiliti, ma come avrei fatto a premere contemporaneamente la kappa maiuscola e quella minuscola? Che idiota!
Mancavano 14 minuti. Lanciai l’ambiente di sviluppo per ricompilare il sorgente dopo aver sostituito la kappa minuscola con la elle (avrei piegato un dito della mano finta un po' a destra), ma avevo 72 versioni del programma sparse dappertutto! Qual era quella giusta? Non potevo fare affidamento alla data, perchè non era proprio l'ultima quella corretta. Cazzo, cazzo, cazzo! Feci affidamento al culo e decisi per una che mi sembrava buona.
Mentra facevo la modifica squilla il tetefono. Alle due di notte?!? Chi poteva essere se non lui, Guastalla? E come aveva fatto a rintracciarmi? Allora era proprio forte! Cazzo, in che guaio mi ero cacciato. Risposi con voce cupa.
Io - Sì?
Lui - Fra', sei tu?
Io - Chi è?
Lui - Siamo noi. Ma che cazzo hai fatto alla voce?
Io - Oh, Mario, tu sei! Che cazzo vuoi alle due di notte?
Lui - Senti, stiamo da Sergio. Ci facciamo due birre e poi deve venire quella che abbiamo conosciuto ieri con due amiche. Ci fai da spalla?
Io - Ma chiavano?
Lui - No, giocano a palline!
Io - Vabbe', mo' arrivo. Ma giusto perche' siete voi. Ordinami una birra intanto.
Lui - Ma vaffanculo! *Clik*

Cra-ker-te-nay aveva perso, Guastalla aveva perso, la Grande Rete aveva perso. La fica aveva vinto. Come sempre, d'altronde (e per fortuna, oserei dire!).

 

RAPSODIA DEL CYBERSPAZIO N.3: Wiltord Payne
Telefono...
Io: "Pronto?"
W: "Cra-ker-te-nay?"
Io: "Chi è?"
W: "Wiltord. Wiltord Payne"
Wiltord Payne era il più grande haker attivista a battersi per La Giusta Causa. Si narravano gesta epiche sulla sua capacità di ridicolizzare i governi e portare la verità agli occhi del popolo, sempre e comunque. Aveva costruito nel mondo una rete di fedelissimi che contribuivano alla raccolta di fondi e lo sostenevano partecipando alla Lotta per la conquista della Vera Civiltà. Il denaro raccolto finiva direttamente sul suo conto affinchè, parole sue, potesse essere ritenuto l'unico responsabile della destabilizzazione, attirando su di sè qualsiasi eventuale ritorsione delle forze governative. La sua identità era stata associata da tempo a un tale Wiltord Payne che campava di rendita e che abitava in una splendida villa sulla costa californiana a pochi passi dall'oceano, ma era solo un'abile mossa di strategia per confondere le acque.
Avrei chiuso la telefonata immediatamente se non fosse stato per il suo tono incisivo, che non dava adito a repliche. Solo James Bond riusciva a dire il suo nome con la stessa autorevolezza.
Io: "Stai scherzando?"
W: "Ti sembra una società che faccia venir voglia di scherzare?"
Già. Come avevo potuto essere così leggero?
Io: "No, ma... è che mi sembra strano che Wiltord Payne possa telefonarmi"
W: "Vedo che hai poca stima in te stesso"
Io: "Beh, più che stima, direi che è un dato oggettivo; io non sono nessuno in confronto a te"
W: "Nessuno è nessuno, Craker"
"Nessuno è nessuno". Fantastico. Perchè non venivamo a me certe parole? Mai una volta che potevo colpire qualcuno con la frase giusta al momento giusto. Il massimo che ero riuscito a dire una sera in un pub, a un tale che non gradiva il becchime per polli nell'insalata, era stato "mai dire mais". Cazzo.
Io: "Vero, Wiltord. Senti... ma come fai a parlare così bene l'italiano? Hai anche un lieve accento napoletano..."
W: "Pensi che Wiltord Payne e la Santa Alleanza per la conquista della Vera Civiltà possano occuparsi solo dei paesi che parlano americano? Ci giudichi così poco attenti ai problemi del mondo? Ci credi forse razzisti e distanti dalle minoranze etniche?"
Cazzo, altra figura di merda. Avevo dato dell'insensibile a Wiltord Payne.
W: "Nel centro dell'Amazzonia, alle falde del Kilimangiaro, c'è un villaggio indigeno che solo ora si sta affacciando al mondo; sai come si salutano? Is'fath Musk'alim"
Io: "Accidenti se guardate alle minoranze! E significa qualcosa?"
W: "Il Signore sia con te"
Io: "Dal suono sembra arabo. Ma perchè, poi, il Signore; sono cristiani?"
W: "E' un generico Signore, Cra-ker. Ognuno ha il suo dio"
Ormai stavo accendendo gli special a forza di figure di merda.
Io: "Ma il Kilimangiaro non si trova in Africa?"
W: "Cra-ker, questo è ciò che che vogliono farci credere quelli del governo. Dopo la nostra rivoluzione civile, sarà evidente a tutti che il Kilimangiaro si trova in Amazzonia"
Dio, che notizia! Non vedevo l'ora di farmici bello con gli amici!
Io: "Fantastico! Senti, mi piace quella cosa della popolazione indigena. Come hai detto che si salutano?"
W: "Ismael Elemes"
Io: "Strano, la ricordavo diversa. Ma è la stessa di prima?"
W: "E' un saluto variabile, dipende dal contesto. Cra-ker, vedo che il tuo muro di diffidenza non è ancora crollato. Bravo! Ciò depone a tuo favore. Mai prendere per vero le informazioni senza aver verificato le fonti"
Io: "Beh, Wiltord, tu faresti lo stesso"
W: "Ok, allora credo di doverti la prova assoluta. Invia una frase all'indirizzo wiltord.payne.426@gmail.com"
Io: "Cioè?"
W: "Cra-ker, scrivi una frase segreta in un messaggio di posta e invialo a wiltord.payne.426@gmail.com. Ti dimostrerò che sono io a riceverla"
Io: "Adesso?"
W: "Certo. Pensi che io non disponga di Internet 24 ore su 24?"
Io: "Naturalmente!"
Che cretino, non riuscivo proprio a tenere la bocca chiusa.
W: "Cra-ker, ci sei?"
Io: "Scusa, ci ho messo un po' perchè ho il pc infetto"
Ding-ding-ding... tutti gli special accesi!
W: "Ok, eccola... la apro... hai scritto W Wiltord. E forza Lazio"
Cazzo, era proprio lui, Wiltord Payne in persona!
Io: "Dio mio! E pensare che mai avrei immaginato che un haker del tuo stampo potesse avere un account di posta su Gmail. E con il suo nome e cognome, poi!"
W: "E' proprio questa l'arte della dissimulazione, Cra-ker, fare le cose che gli altri non immaginano che tu possa fare"
Perchè questi luoghi comuni assumevano tanta autorevolezza se pronunciati in una certa maniera?
Io: "Ma 426 che è?"
W: "Consentimi di mantenere il riserbo su questa cosa"
Ormai era chiaro che era meglio tenere la bocca chiusa e far parlare lui. Mi risparmiavo altre figuracce.
Io: "Dimmi, Wiltord, cosa posso fare per te?"
W: "Cra-ker, ci serve sostegno. L'organizzazione della rivoluzione è dura. Abbiamo bisogno di denaro"
Io: "Denaro? Pensavo ci fosse qualche sito governativo da craccare"
W: "Non ti metterei mai in condizioni di rischiare. Non voglio che tu possa bruciarti. Mi servirai in futuro. E' opportuno che tu ti tenga sempre pronto"
Wiltord cuore grande!
Io: "Quanto vi serve?"
W: "Tutto ciò che ti è possibile"
Io: "Beh, adesso... insomma... non è che io lavoro..."
W: "Sì, ma sappiamo che disponi di una certa cifra per acquistare un'automobile"
Io: "Cazzo, come lo sai?"
W: "Cra-ker, non mi fa onore la tua meriviglia. E consentimi di mantenere il riserbo sulle nostre fonti"
Ding-ding-ding... ma come avevo potuto chiedere una cosa del genere?
Io: "Beh, sì, ma sai, è la prima automobile... i miei hanno fatto tanti sacrifici e ci tengono"
W: "Pensi che noi non ci sottoponiamo a sacrifici? Le automobili sono un bene inutile che servono solo a trasformare i soldi in biossido di carbonio."
Io: "Sì, ok, saranno inutili, ma per chi abita fuori città..."
W: "Per chi abita fuori città ci sono biciclette e mezzi pubblici. Beh, Cra-ker, non devo convincerti e mi pare di capire che l'automobile sia più importante del sostegno ai Cavalieri della Giusta Causa per la conquista della Vera Civiltà"
Io: "No, ma scherzi?!?! Dicevo così, tanto per parlare. Magari si può trovare una soluzione che salvi capra e cavoli"
W: "Tipo?"
Io: "Beh, potrei mandarvi metà della cifra e tenere il resto per... mmmhhh... come dire... la mia giusta causa"
W: "Non saprei, generalmente diffidiamo delle soluzioni mediate. Facciamo così, ci mandi la metà e poi ogni mese ci manderai qualcosa"
Io: "Ogni mese? Fino a quando?"
W: "Finchè la rivoluzione non sarà conclusa. O non ti interessa un posto nel direttivo, quando formeremo il Parlamento della Nuova Civiltà Civile?"
Io "Ma scherzi? Certo che mi interessa!"
W: "Ok, allora ti mando i riferimenti del conto corrente per il bonifico. Ah, mi raccomando, confidiamo nella tua discrezione."
Io: "Ok, naturalmente! Wiltord, posso scriverti ogni tanto?"
W: "Lo trovo inopportuno. Lo sai che siamo spiati"
Ding-ding-ding!
Io: "Ma quanti siamo?"
W: "Consentimi di mantenere il riserbo su questa cosa"
Ding-ding-ding!
Io: "Ma se avessi bisogno di contattarti?"
W: "Noi usiamo dei segnali, mai codici criptati perchè sono decifrabili. Facciamo così, se hai bisogno di parlarmi, raddoppia il bonifico mensile. Io capirò il segnale e ti richiamerò".
Geniale!
Io: "Ok, Wiltord, grande! Hasta la rivoluzione!"
W. "Come basta la rivoluzione?"
Io: "No, dicevo, hasta la rivoluzione, viva la rivoluzione!"
W: "Ah, sì, ok, viva la rivoluzione"
Clic.
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