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Lettera ai Membri Soka Gakkai Parte seconda
Intervento di
Devadattak in data 18-01-2010
Lettera ai Membri della Soka Gakkai – Parte seconda
Sono l’autore di “Lettera ai Membri della Soka Gakkai”. L’ho diffusa in diversi siti, sperando di riuscire a dialogare con qualcuno, che magari smontasse “razionalmente” le mie argomentazioni o le confutasse con pertinenza. Silenzio assoluto, tranne qualche battuta ironica. Eppure non credo, non voglio credere che non ci sia nessuno, tra quanti hanno preso visione della “Lettera ai Membri della Soka Gakkai” disposto a discuterne. Il dialogo ha senso, e valore, se le persone che lo conducono hanno visioni diverse della realtà. Cosa mai potrebbero dirsi due tifosi di una stessa squadra? Io ci riprovo. E vi chiedo, cortesemente, di rispondermi, fosse solo per una questione di rispetto. Valore al quale la Soka Gakkai attribuisce grande rilievo.
Mi piacerebbe sapere perché, quando un membro esce dall’organizzazione, cala il sipario.
Ci tengo a precisare che, per quanto mi riguarda, sono uscito in punta di piedi, proprio per rispetto alla fede delle persone del mio gruppo. Rispetto che continuo a nutrire nei confronti di chiunque intraprenda un percorso di crescita spirituale. Ho detto che mi allontanavo perché avevo bisogno di riflettere. Niente altro. Cosa è successo? Spariti tutti. E sì che ero una persona stimata. Studiavo molto e le persone mi ringraziavano delle spiegazioni che fornivo. Molte venivano a trovarmi a casa, per parlarne ancora. Erano contente di parlare con me. Dicevano che irradiavo fede. E in realtà, per anni, ci ho creduto con tutto me stesso. Il Responsabile di Capitolo mi spronava a studiare e mi invitava a parlare al suo posto, spesso mi diceva, durante gli zadankai o la riunione di studio: correggimi se sbaglio. Sparito pure lui. Andando via gli avevo detto che anche se avevo bisogno di riflettere, lo ringraziavo delle mille splendide cose che avevo appreso.
Mi sono reso conto, nel tempo, che quello che mi è successo non solo non è eccezionale ma è normale. Attestazioni di stima, di considerazione e perché no? anche di affetto, improvvisamente dileguate come neve al sole.
Se esci sei un diverso. Ma il Buddhismo insegna che la diversità è valore, è ricchezza. Insegna l’interdipendenza di tutti i fenomeni, di tutto ciò che esiste. Shakyamuni ha perdonato Devadatta. I membri della Soka Gakkai non perdonano chi esce. Ma chi esce è un essere umano, dotato, come tutti, secondo la Soka Gakkai, di buddità e di oscurità. Voi sostenete di praticare per la felicità di tutta l’umanità. E sappiamo bene che la totalità dell’umanità non è formata da membri della Soka Gakkai. Vi sembra normale tutto questo? Vi sembra normale esprimere un così rigido atteggiamento di chiusura quando gli insegnamenti vanno nel senso dell’apertura alla vita? E’ come se diceste che una persona vale finché fa parte del gruppo, finché pratica, poi non è più nessuno.
Questo non è un atteggiamento buddista. Shakyamuni aveva aperto le braccia ad Angulimala, “collana di dita”, un feroce assassino. Per cortesia, spiegatemi perché voi, invece, sbattete la porta in faccia, dimenticando uno splendido principio buddista: “Se accendi una lanterna per un altro, la sua luce illumina anche te”? Grazie.
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